La spietata lezione di «Princesa Maldita»

di Mario Pugliese

Il libro di Mara Scarponi

Come Dj Fabo anche Mara Scarponi ha pensato al suicidio assistito. Accompagnata dal padre, qualche anno fa è andata a Zurigo dove la vita, per le anime stanche, si dissolve dolcemente dentro una dose letale di pentobarbitale sodico.

Mara, che in tanti ricordano cortese e sorridente dietro al bancone della farmacia di Gatteo Mare, nel 2008, durante un lungo viaggio in India, ha accusato strani disturbi alla vista (vedeva piccole stelline luminose). Poi, di ritorno da una serata, una vena del suo cervello è esplosa all’improvviso e, da quel giorno, risvegliandosi in un ospedale di Nuova Delhi, si è ritrovata prigioniera del suo corpo («Ictus. La parola era quella. Ero in uno stato di semi-incoscienza, ma la sentii comunque»).

La sindrome si chiama LIS: l’acronimo inglese sta per Locked In Syndrome, letteralmente «sindrome del chiuso dentro», tre parole per spiegare che, a dispetto di un cervello perfettamente lucido ed efficiente, il corpo di Mara non risponde più agli stimoli. Muove leggermente solo le dita e, con quelle, digitando lentamente per sei mesi sulla tastiera, ha scritto «Princesa Maldita» (Edizioni il Ponte Vecchio), un libro che – purtroppo – «non è un romanzo».

Tra quelle pagine l’atroce consapevolezza di una vita che lei stessa definisce «sbagliata». Una vita intrisa di «rabbia feroce, senza scampo, incurabile e irreversibile». Come irreversibile è il suo status.

Mara non trova e non cerca speranze, non ha un «Dio» a cui aggrapparsi. Si nutre solo di ricordi e della cupa rassegnazione di chi sa che, a 45 anni, non potrà mai più rialzarsi: «Sono paralizzata e prigioniera, lucida e arrabbiata. Incastrata in un involucro che non risponde ai comandi». Una donna ostaggio del destino che – malgrado i piccoli progressi motori – s’interroga, ogni giorno, se e quando fermare quel dolore.

Il libro («l’ultimo scopo della mia vita», scrive Mara) è una lezione aspra e spietata contro la frivola vacuità delle nostre esistenze e contro chi, schiacciato da pessimismo cosmico, interpreta ogni giorno la vita non come un mistero da vivere ma come un problema da risolvere. E così, dopo aver girato l’ultima pagina di «Princesa Maldita», ti senti un emerito imbecille per tutte quelle volte che, guardandoti indietro, hai pensato che, nella tua vita, forse, meritavi di più.

Ci vorrebbe non poca presunzione per recensire un libro così alto, che va letto e accettato, non certo giudicato. E allora, queste poche righe sono solo il pretesto per dirvi che Mara Scarponi ha una pagina facebook con la quale dialoga con pochi amici. Rinchiusa nel suo corpo non attende né commenti pietistici né lusinghe compassionevoli. Se vi va, contattatela. Capirete che l’essere umano diventa un genio quando può solo sognare. (clicca qui per il profilo Facebook di Mara).

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