Emilia Romagna. Il monitoraggio di Goletta Verde

Situazione dai due volti quella della qualità del mare in Emilia Romagna. Se da un lato la maggior parte dei punti campionati nell’ambito del monitoraggio di Goletta Verde lungo le coste dell’Emilia Romagna, complice la siccità che ha ridotto gli apporti inquinanti dall’interno, non presenti criticità particolari, dall’altro i soliti corsi d’acqua continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati, che rischiano di compromettere la qualità del mare e di quei tratti di costa. È il caso del torrente Marano a Riccione, alla cui foce i tecnici di Legambiente hanno effettuato un prelievo giudicato «fortemente inquinato», nonostante una condizione meteo complessivamente favorevole: infatti storicamente in Emilia Romagna la presenza di scarichi inquinanti che giungono fino al mare si riscontrano essenzialmente dopo eventi di forte pioggia. Merita invece un particolare apprezzamento da parte di Legambiente, il lavoro avviato sulla rete fognaria e sui depuratori sulla costa del Comune di Rimini per risolvere le criticità tante volte denunciate in passato.

Ciò è quanto emerge dal monitoraggio svolto lungo le coste dell’Emilia Romagna dall’equipe tecnica di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente presentato questa mattina (sabato 5 agosto) a Cesenatico, da Lorenzo Frattini, presidente Legambiente Emilia Romagna e Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, alla presenza di Matteo Gozzoli, sindaco di Cesenatico; Filippo Donati, presidente AssHotel; Nicola Scolamacchia, presidente AssHotel Ferrara; Carla Rita Ferrari, responsabile Struttura Oceanografica Daphne e Stefano Luciani, Comandante Capitaneria di Porto Cesenatico.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente il 31 luglio. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e sono considerati come «inquinati» i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia e «fortemente inquinati» quelli che superano di più del doppio tali valori.

«Entro i limiti» è stato il giudizio emerso dai campionamenti effettuati dai tecnici di Goletta Verde in provincia di Ferrara, alla foce del canale Logonovo, in località Lido degli Estensi, nel Comune di Comacchio; in provincia di Ravenna, a Ravenna, presso la spiaggia a sinistra della foce Lamone; alla foce Canale Cupa Nuovo, in località Lido di Savio, alla spiaggia presso Canalino Milano, in località Milano Marittima, e alla foce Porto Canale, a Cervia. Nei limiti di legge anche i risultati emersi dal prelievo effettuato alla spiaggia a nord della foce del fiume Rubicone, a Gatteo Mare, in provincia di Forlì-Cesena. Giudizio positivo anche per i punti campionati in provincia di Rimini: alla spiaggia presso foce fosso Pedrera Grande, in località Torre Pedrera, a Rimini, il canale, che negli anni passati aveva registrato ripetuti superamenti dei limiti, ha subito una deviazione che porta le acque oltre i pennelli frangiflutti, in attesa che finiscano i lavori di sistemazione della rete fognaria nella città di Rimini; a quella presso foce torrente Ausa a Rimini, e alla foce Rio Agina a Misano Adriatico. «Fortemente inquinato», invece, il giudizio emerso dal campionamento effettuato alla foce del Torrente Marrano a Riccione, che ha confermato una situazione invariata rispetto agli anni scorsi.

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«Anche se nel complesso il monitoraggio di Goletta Verde può dirsi positivo – sottolinea Lorenzo Frattini – la nostra attenzione si rivolge ancora una volta verso quell’unico punto critico denunciato ormai da 6 anni, presso la foce del torrente Marano a Riccione, che necessita con urgenza di controlli seri e approfonditi. È scaduto il tempo per rimandare ancora l’avvio di azioni concrete utili a comprendere e a rimuovere le cause di inquinamento che, anno dopo anno, continuano a giungere in mare dagli stessi bacini idrici. Ora basta, a fronte dell’assenza di un chiaro segnale da parte dell’istituzioni così come di un’azione di responsabilità, siamo pronti a fare un esposto per chiarirne le ragioni».

Nel corso l’incontro si è parlato anche degli altri rischi che gravano sulla costa. Ancora una volta il cemento, che incombe sulle ultime aree libere. In Emilia Romagna il litorale è urbanizzato per il 58%: 82 chilometri di costa cementificati su 141 totali, e 7.000 metri litoranei perduti in 23 anni. E il boom del cemento non accenna a diminuire con il rischio di far scomparire per sempre le bellezze naturali della regione. Pericoli che interessano particolarmente le aree ancora libere del Ravennate e Ferrarese. In particolare, Legambiente denuncia la variante al Piano Regolatore di Comacchio che in aree di pregio e preparco andrà a urbanizzare circa 200 ettari in zone attualmente libere. Ma anche nell’immediato interno la corsa alla speculazione non si ferma: nel Comune di Gatteo è infatti prevista la trasformazione di 60 ettari di nuove aree libere in zone produttive di cui più della metà per imprese a potenziali impatti negativi sul vicino abitato.

Inoltre, non si può certo dire che i bagnanti vengano informati a dovere. Anzi, tutt’altro. La cartellonistica in spiaggia è inesistente anche qui in Emilia Romagna, nonostante sia obbligatoria da tre anni per i Comuni costieri: soltanto in uno degli undici punti campionati, i tecnici di Goletta Verde hanno avvistato i cartelli informativi previsti dalla normativa, che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare, i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa. Anche quelli di divieto di balneazione sono merce rara: solo in cinque casi rispetto ai dieci dove non vengono eseguiti campionamenti da parte delle autorità competenti, era presente il cartello per informare i bagnanti. Si tratta di un problema che non va minimamente sottovalutato, perché mette a rischio la stessa salute dei bagnanti.

«Nel ribadire che il nostro monitoraggio non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari – dichiara Katiuscia Eroe – possiamo affermare a gran voce che, a fronte di scarichi mal depurati, oggi disponiamo dei nuovi strumenti repressivi previsti dalla Legge 68 del 2015 sugli Ecoreati. Quindi, a fronte di eventuali scarichi illeciti, gli organi competenti hanno margini di intervento per poter indagare sui fattori che compromettono lo stato di salute di mare e fiumi».

Si tratta di un problema che si aggiunge a quello della cattiva depurazione che affligge purtroppo tantissime zone dell’Italia, visto che nel nostro Paese circa il 25% delle acque di fognatura viene scaricato in mare, nei laghi e nei fiumi senza essere opportunamente depurato, nonostante siano passati oltre dieci anni dal termine ultimo che l’Unione Europea ci impone per mettere a norma i sistemi fognari e depurativi. Ritardi che si ripercuoto anche sulle tasche dei cittadini, visto che le inadempienze dell’Italia nell’attuazione della direttiva comunitaria hanno portato a procedure di infrazione, in alcuni casi seguite da condanne che si tramutano in multe salatissime. L’Italia, infatti, è soggetta a tre procedure di infrazione emanate dalla Commissione Europea nel 2004, nel 2009 e nel 2014; le prime due delle quali sono già sfociate in condanna. Per la procedura di infrazione 2004/2034 la sanzione prevista è di 62,7 milioni di euro, una tantum a cui si aggiungono 347 mila euro per ogni giorno (61 milioni di euro a semestre) sino a che non saranno sanate le irregolarità. Le criticità rispetto al sistema depurativo regionale si ritrovano anche nel quadro delineato dall’ultima procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia che comprende anche 10 agglomerati urbani dell’Emilia Romagna.

Al centro di questa edizione di Goletta Verde vi è pure l’inquinamento da marine litter. Legambiente ha recentemente raccontato l’esperienza e i dati raccolti in questi 30 anni da Goletta Verde alla Conferenza mondiale dell’Onu sugli Oceani di New York, rilanciando un pacchetto di proposte per contrastare questo problema che, al pari della maladepurazione e della pesca illegale, mette in serio pericolo l’ambiente, la biodiversità marina ma anche la salute dei cittadini.

Il 10% dei rifiuti presenti sulle spiagge italiane proviene, infatti, dagli scarichi dei nostri bagni. Rifiuti buttati nel wc che raggiungono il mare, anche a causa di sistemi di depurazione inefficienti, minacciando la fauna marina. Il 9% di questi rifiuti spiaggiati è costituito da bastoncini per la pulizia delle orecchie che vengono buttati nei wc. In Emilia Romagna, sulla Spiaggia Vascello d’oro a Comacchio e su quella alla foce dei Fiumi Uniti a Lido di Dante, su un’area monitorata pari a 5.600 metri quadri, sono trovati 524 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia. Sebbene la presenza di rifiuti da mancata depurazione trovati sulle spiagge dell’Emilia Romagna sia inferiore, pari al 3%, rispetto alla media nazionale, è singolare che la maggior parte di essi siano costituiti prevalentemente da cotton fioc (in quasi il 95% dei casi), ovvero 3 ogni 10 metri (rispetto ai 4 ogni 10 metri, dato nazionale).

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