Musica, Patrizio Fariselli contro il mercato: “Basta deleghe”

Lo staff di Jazzenatico porta avanti per livingcesenatico.it un lavoro di messa a conoscenza dei musicisti che hanno portato la città di Cesenatico tra i gotha della musica internazionale. Quella che segue è la seconda parte dell’intervista a Patrizio Fariselli. Il primo capitolo può essere letto a questo link!

Nella foto: Fabio Nobile, Laura Bertozzi, Alessandro Fariselli

Quali progetti da solista sono stati i più significativi per lei?
“Che si tratti di lavoro per il cinema, teatro, danza o di musica per bambini, per me esiste sempre prima lo studio, la preparazione e la progettazione. Poi viene l’attività performativa, in cui l’estemporaneità e l’improvvisazione la fan da padrona. Per quanto riguarda l’attività in studio di registrazione ho sempre vissuto la realizzazione dei dischi come il fermo immagine di un percorso musicale in divenire. Si fissa un’esecuzione che, però, a sua volta, poi diverrà motore di successive evoluzioni. È un po’ questo il mio modo di lavorare. Inoltre, mi interessa esplorare aspetti della musica formalmente molto diversi tra loro. Passo da lavori molto elaborati nella struttura compositiva e nella ricerca sonora, come “Lupi sintetici e strumenti a gas”, “Notturni” o il mio nuovo “100 Ghosts”, ad altri in cui l’improvvisazione e la performance hanno la priorità, come “Antropofagia”, “Area, variazioni per pianoforte” e “Piccolo Atlante delle Costellazioni Estinte” per piano solo, oppure “Acqua Liquida Suite” per trio jazz”.

Attualmente in che direzione sta andando la sua ricerca?
“Sto portando avanti uno studio sulle musiche arcaiche, lavorando sui pochi testi pervenuti e, soprattutto, esplorando la tradizione orale dei vari popoli. Tutto questo confluirà, con rielaborazioni elettro-acustiche molto particolari, nel mio ultimo disco, “100 Ghosts” in uscita a settembre 2018 per la Warner Music. Non mi interessa un approccio filologico, quanto una reinvenzione creativa di questi materiali. Un lavoro da artista, più che da ricercatore, che sia musicalmente libero e foriero di stimoli”.

Com’è il suo legame con Cesenatico?
“Sono molto affezionato al mio paese e alla Romagna tutta. È una terra, da un lato, più sensibile di altre alla musica, ma anche dove è più complicato per un musicista attuare percorsi di musica d’arte, ossia non legati all’intrattenimento. Bisogna darsi un po’ più da fare. È per questo, in fondo, che sono diventato milanese d’adozione”.

Come giudica l’offerta musicale offerta da Cesenatico?
“Manco da tantissimi anni e non ho il polso esatto della situazione. Mi sembra ci siano dei forti fermenti giovanili, che però faticano a trovare conforto e aiuto significativo nelle politiche culturali del comune, orientate come sono sul turismo e lo svago. Ma, a dirla tutta, in giro per l’Italia è anche peggio. Le iniziative di qualità comunque ci sono, anche grazie allo sforzo di tanti privati. I recenti tagli alle risorse dei comuni vedono le attività artistiche e culturali penalizzate come mai s’era visto prima. Mi auguro che le cose cambino presto, perché non è possibile delegare al mercato la tutela della ricerca e della qualità artistica, che trovo siano i reali indicatori dello stato di salute di una collettività”.

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