È nata ed è Femmina! Concepita nei bar della città

Ecco come Crista ripercorre e rivive in prima persona il lavoro che l’ha portata a concepire e realizzare il suo album. Ricordiamoci infatti che quando andiamo a un concerto, compriamo un disco o ascoltiamo una canzone vediamo solo il bello del lavoro, ma trascuriamo tutto ciò (leggi la fatica, ndr) che ha portato a quel momento. Saperlo apprezzare dà più valore all’acquisto, all’ascolto, all’artista.

È nata ed è Femmina! È il grido di gioia che aspettavo da tempo, due lunghi anni di lavoro intenso per mettere insieme idee, melodie, sensazioni, stralci di vita vissuta, amori e delusioni, urla liberatorie e parole sussurrate. Tutto esplode di getto una notte di qualche anno fa, ricordo che guardavo con stupore il foglio dove avevo scritto la mia prima canzone alla quale se ne sono aggiunte improvvisamente tante altre. Poi il duro lavoro in studio che dal lampo creativo si è portato a una fase più meditativa con l’apporto tecnico-artistico di Manuele Fusaroli che ha curato tutti gli arrangiamenti.

“C’è molto della mia vita dentro i personaggi che muovono i loro passi e le loro emozioni in queste nove tracce. C’è il mio passato, c’è il mio amore per la rottura delle convenzioni e c’è soprattutto un universo femminile che si racconta, a volte in prima persona, altre volte prendendo in prestito un personaggio che agisce per raccontare gli stati d’ animo di un’ adolescenza appena trascorsa e subito così terribilmente lontana e oramai irraggiungibile. C’è il mio punto di vista personale sull’intricato e affascinante mondo delle donne raccontato senza fronzoli con la schiettezza tipica delle romagnole purosangue”.

Un album scritto di notte e registrato di mattina, fatto a pezzi e poi ricostruito, montato su alte impalcature per poi scendere nei bassifondi dei peggiori bar delle città. Anche la sua produzione è stata varia, alcuni pezzi molto ragionati, altri registrati d’istinto nel famoso “buona la prima” che a volte è la soluzione vincente. Complesso e leggero, sofisticato e torbido, personale e collettivo,prepotentemente femminile non poteva avere che questo titolo: “Femmina”.

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