Legambiente e quelle piattaforme “da smantellare”

Secondo Legambiente il settore degli idrocarburi in Emilia Romagna è da tempo in crisi. Lo è dal punto di vista dell’occupazione e del fatturato e nonostante i tanti “regali” che i Governi hanno garantito alle società del fossile. Sarebbe inutile e sbagliato pensare che il settore artigianale ed industriale dell’indotto possa essere risollevato con ulteriori regali alle lobby delle fossili aggravando la crisi climatica.

Nelle condizioni attuali, occorre al contrario rivolgere l’attenzione politica e delle forze economiche e sindacali, verso un netto cambio di passo che offra anche una seria e pragmatica riconversione dell’intero settore industriale, puntando sulle rinnovabili e sul decommissioning delle piattaforme.

“Nel mare italiano sono 138 gli impianti offshore, 94 dei quali nella fascia delle 12 miglia. Di questi almeno 34 possono essere smantellati subito, perché mai partiti o non più produttivi – afferma il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti -. L’attivazione di un programma di dismissione cadenzato e razionale porterebbe ad un vero e proprio “cantiere” diffuso della durata di non meno di 15-20 anni. Un tempo di fatto compatibile con una transizione economica sempre meno dipendente dal fossile. Ma il percorso verso la riconversione energetica – conclude Zampetti – passa anche dalla cancellazione dei sussidi alle fonti fossili che in Italia ammontano a circa 18 miliardi di euro all’anno tra diretti e indiretti”

Anche sul programma di dismissione delle piattaforme ormai fuori produzione, il sistema nazionale sta garantendo alle società petrolifere benefici ingiustificati, senza chiederne le dismissioni. Spostando avanti nel tempo gli investimenti e le spese a carico delle aziende.

Tra le piattaforme da smantellare almeno 15 si trovano entro le 12 miglia marine nell’Adriatico ravennate. Ovviamente il Decommissioning avviato sul livello locale garantirebbe anche la formazione di uno specifico know-how da potersi spendere anche su un mercato globale.

Non solo dismissioni, ma anche nuove installazioni: in particolare si è dibattuto della fattibilità di eolico off-shore lontani dalla costa, reso più interessante grazie alle nuove tecnologie. Oltre ad investimenti su solare, biometano, e risparmio energetico.

Nel pieno della crisi climatica Eni non manifesta infatti alcun impegno sulle rinnovabili in Emilia Romagna, eccetto alcuni impianti pilota per l’energia da maree, partiti quest’anno. E’ drammatico che in una delle regioni dove ha maggiori interessi nazionali, ENI non abbia attivato un parco di impianti ad energia rinnovabile, se non pochi kW per impianti sperimentali.

L’associazione ha concluso ricordando l’emergenza climatica che colpisce già in modo forte in modo forte anche la Regione. “Un’emergenza che, nel nostro territorio – ha concluso il Presidente di Legambiente Emilia Romagna, Fratini – si traduce irreversibilmente in danni alla costa, sempre più soggetta a mareggiate e rischio ingressione”.

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