Di Francesco Mondardini

Cino Ricci è il pioniere della vela italiana nel mondo.

Riminese di nascita, forlivese di adozione, il suo cuore marinaio è parte unica con la Riviera. Navigatore indefesso, a Cesenatico è legato a doppio filo, chiedere al Circolo Nautico per informazioni. Radici romagnole, il suo orizzonte è sempre stato sul mondo.

Partecipa due volte all’America’s Cup, nel 1983 e 1987, la leggendaria competizione velica più importante al mondo. Allora è lo skipper di Azzurra, l’imbarcazione italiana sponsorizzata da Gianni Agnelli, uno dei primissimi a credere nel miracolo italiano.

Ed è proprio in questi giorni che nel campo di gara della baia neozelandese di Auckland si sta svolgendo l’ennesima edizione della ultracentenaria Coppa America. C’è anche un team italiano, Luna Rossa, in lizza per cercare di realizzare ciò che non è mai avvenuto finora nella storia di questo sport: portare la Coppa in Italia.

“Luna Rossa può vincere? Perché no? – sobbalza Cino Ricci – Patrizio Bertelli, l’armatore di Prada, ha creato un gruppo di professionisti straordinari, i migliori al mondo. Con il vento debole, Luna Rossa è imbattibile e lo ha dimostrato andando sul 4 a 0 contro l’imbarcazione britannica Ineos, sfidante diretta. Non dimentichiamo, però, che nella baia le condizioni climatiche possono cambiare rapidamente. E’ ancora tutto aperto”.

Il governo neozelandese ha mandato in lockdown il Paese per i nuovi casi riscontrati di Coronavirus. Proprio quando la barca italiana stava spiaggiando gli sfidanti diretti…

“E’ stata ovviamente una fatalità, chi grida al complotto commette un grave errore. In Nuova Zelanda c’è un governo serio, non è la repubblica delle banane. C’è senz’altro un motivo plausibile alla base di questa decisione. Luna Rossa però deve stare tranquilla. Se il lockdown si prolungasse, il verdetto finale sarebbe di 4 a 0 a favore e consegnerebbe loro la finale contro i padroni di casa. Se invece le regate riprendessero regolarmente, come credo, Luna Rossa avrebbe un vantaggio non da poco da provare a gestire”.

Battuti i britannici, mancherebbe solo un match race per vincere la Coppa, contro il Defender: Team New Zealand.

“Esatto, ma sarebbe senza dubbio la sfida più difficile. Il detentore della Coppa, la Nuova Zelanda, è un’imbarcazione molto temibile. Però nessuno conosce la sua vera forza, perché non è ancora scesa in campo. Anche se presto ce ne accorgeremo”.   

 
 
 
 

Luna Rossa raccoglie tifosi in tutta Italia, sono tanti anche quelli presenti in Riviera. E’ diventata la nazionale italiana di vela?

“Questo non credo. Nel team di Luna Rossa non ci sono solo italiani, a differenza delle persone che componevano Azzurra che lo erano. Ma è normale, oggi il Deed of Gift, le regole della competizione sono profondamente cambiate. Erano altri tempi, noi avevamo un architetto e una vasca navale italiani. La barca doveva essere costruita in Italia. Oggi invece si possono arruolare anche i campioni di altri Paesi: e in questo Bertelli ha fatto il suo lavoro”.

Di italiani di spessore, a bordo di Luna Rossa, però ce ne sono tanti anche oggi. Marco Mercuriali, cesenaticense e Rules Coach del team, è certamente uno di questi…

“Marco ha fatto parte della spedizione di Azzurra nel’83. E’ un ragazzo molto preparato e, non a caso, ha fatto tantissima strada in America’s Cup. Conosce il regolamento, e la facilità con cui si può rischiare di violarlo, in modo incredibile. Aiuta a far emergere le penalità commesse dall’avversario, anche grazie a questo si può vincere una regata. E’ un ruolo molto importante il suo, sia in difesa che in attacco. E come me, ha fatto parte del Circolo Nautico di Cesenatico, di cui sono stato anche presidente. Per cui ho tanta stima per lui”.

La sente un po’ la sua seconda casa, Cesenatico?

“Sono legatissimo a Cesenatico. Era il secondo dopoguerra, io nell’entroterra forlivese non ci volevo stare. Insieme a degli amici, giocavamo in una grande pozza d’acqua dove ora sorge la Darsena. Allora a Cesenatico non c’era niente, a Cervia non c’era niente. Nel corso degli anni, la situazione è profondamente cambiata. Con la mia impresa edile credo di aver fatto tanto per il paese. Ricordo per esempio quando costruimmo, su mia iniziativa, i pontili. Il Comune tergiversava, mentre il Circolo chiedeva un intervento da tanto tempo. Alla fine presi io la decisione di costruirli, a mio rischio e pericolo. Il Comune, lì per lì, non fu tanto contento… Ma col tempo quell’intervento fu riconosciuto come fondamentale per Cesenatico e per le sue barche. Nutro un profondo affetto per Cesenatico e per il suo mare, quella che considero la mia casa naturale”.

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