Rinnovabili, l’Emilia-Romagna approva la legge sulle aree idonee: obiettivo 6,3 GW al 2030
L’Assemblea legislativa ha approvato la nuova legge regionale per la localizzazione degli impianti da fonti rinnovabili. Un provvedimento cruciale che fissa le regole del gioco per la transizione energetica sul territorio, ponendo come traguardo fondamentale il raggiungimento di 6,3 GW di potenza aggiuntiva entro il 2030, con un potenziale incremento che potrebbe toccare i 10 GW.
La norma introduce criteri chiari per coniugare lo sviluppo sostenibile con la tutela del paesaggio e delle eccellenze agroalimentari, ponendo un freno preciso al consumo di suolo agricolo.
“Dopo un lungo percorso si apre la fase dell’attuazione. Sosteniamo l’autoconsumo delle imprese preservando e tutelando le aree di pregio e quelle destinate alle produzioni agroalimentari d’eccellenza. La transizione si realizza insieme ai territori”. — Irene Priolo, Assessora regionale all’Ambiente
La nuova legge regionale: i tre pilastri della transizione
Il testo di legge approvato a Bologna è il risultato di un percorso partecipato nato in seno al Patto per il Lavoro e per il Clima, frutto del confronto diretto con enti locali, parti sociali e associazioni di categoria. La struttura della norma si divide in tre titoli principali:
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Titolo I (Disposizioni generali): Definisce i principi e gli obiettivi regionali, confermando tutti i vincoli ambientali, paesaggistici e culturali già vigenti.
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Titolo II (Criteri di installazione): Specifica le regole e le modalità di posizionamento degli impianti a seconda della tipologia tecnologica.
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Titolo III (Norme transitorie): Stabilisce le disposizioni finali per il passaggio al nuovo regime.
Il provvedimento chiarisce che l’inserimento di un terreno tra le aree idonee non concede un diritto automatico di installazione, ma permette di accedere alle semplificazioni amministrative previste dal decreto legislativo 190 del 2024. Inoltre, le nuove costruzioni e le ristrutturazioni importanti dovranno obbligatoriamente prevedere impianti green su tetti e parcheggi, mentre i Comuni avranno la facoltà di istituire una fascia di rispetto fino a 30 metri dai centri residenziali.
Quali sono le nuove aree idonee in Emilia-Romagna?
Per evitare il consumo indiscriminato di suolo vergine, la legge regionale spinge con decisione l’installazione di pannelli e impianti in aree già antropizzate, urbanizzate o degradate.
Le ulteriori aree idonee individuate dalla Regione comprendono:
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Siti industriali e logistici: Interporti, aree ecologicamente attrezzate e poli funzionali produttivi esistenti.
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Aree da recuperare: Siti oggetto di bonifica e cave ripristinate.
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Infrastrutture e trasporti: Rotatorie stradali e spazi gestiti dall’Autorità di Sistema Portuale (AdSp).
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Biogas e biometano: Ambiti specializzati per attività produttive.
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Geotermia: Zone del territorio in cui è accertata la presenza di risorse geotermiche nel sottosuolo.
Nelle aree agricole caratterizzate da colture certificate (Dop e Igp), il testo blinda il territorio: qui sarà consentito esclusivamente il posizionamento di impianti geotermici o agrivoltaici avanzati.
Tutela del suolo: c’è un tetto all’agrivoltaico e al fotovoltaico a terra
Uno dei punti più discussi e qualificanti della norma riguarda il limite rigido imposto al settore agricolo. Per salvaguardare l’economia agroalimentare d’eccellenza dell’Emilia-Romagna, è stato introdotto un vero e proprio tetto all’installazione. A livello regionale, la quota massima di terreno agricolo destinata alle rinnovabili non potrà superare l’1,5% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) complessiva, calcolata sui dati del 31 dicembre 2020. A livello locale, per evitare concentrazioni eccessive in singole aree, ogni Comune avrà un limite massimo del 2,5% della SAU comunale, superabile solo tramite specifiche deroghe comunali. Anche l’agrivoltaico viene regolamentato in modo ferreo: i progetti dovranno garantire la continuità dell’attività agricola e preservare almeno l’80% della Produzione Lorda Vendibile (PLV).
Verso il Burden Sharing nazionale: gli obiettivi al 2030
La legge si inserisce perfettamente nel quadro del burden sharing italiano, la ripartizione regionale degli sforzi per toccare la quota nazionale di 80 GW di energia pulita entro l’inizio del prossimo decennio. Con una stima potenziale di 10 GW attivabili sulle aree idonee identificate, l’Emilia-Romagna si candida a superare ampiamente i target minimi assegnati, offrendo al contempo alle imprese locali uno strumento per l’autoconsumo e la competitività economica in uno scenario internazionale incerto.

