Oltre 10.400 infortuni sul lavoro e più di 1.800 malattie professionali denunciate in Romagna nei primi sei mesi del 2026. Numeri che equivalgono a circa 57 infortuni e 10 malattie professionali ogni giorno e che, secondo i dati elaborati dall’Osservatorio CISL Romagna su fonte INAIL, evidenziano una crescita rispetto allo stesso periodo del 2025.

L’aumento riguarda tutte e tre le province romagnole, seppure con situazioni differenti. La CISL Romagna chiede per questo di rafforzare il confronto permanente tra istituzioni, enti di controllo, imprese e parti sociali sul tema della salute e sicurezza sul lavoro.

Ravenna, raddoppiano gli infortuni mortali

Il quadro più preoccupante emerge a Ravenna, dove gli infortuni mortali nei primi sei mesi dell’anno sono passati da 3 a 6, raddoppiando rispetto allo stesso periodo del 2025.

Crescono sensibilmente anche le malattie professionali, che passano da 498 a 613, con un incremento del 23,1%. Particolarmente significativo il dato del solo mese di giugno: i casi sono passati da 50 a 166, con un aumento del 232% su base annua.

Gli infortuni denunciati crescono invece in misura più contenuta, passando da 3.592 a 3.733, pari al +3,9%.

Forlì-Cesena, meno vittime ma aumentano gli infortuni

A Forlì-Cesena il quadro presenta segnali differenti. Gli infortuni mortali diminuiscono drasticamente, passando da 11 a 1, con un calo del 90,9%.

Aumentano però sia gli infortuni denunciati sia le malattie professionali. I primi passano da 3.581 a 3.908, con una crescita del 9,1%, mentre le malattie professionali salgono da 801 a 857, pari al +7%.

Nel confronto con le altre province dell’Emilia-Romagna, Forlì-Cesena è seconda per numero di malattie professionali denunciate, mentre è quarta per gli infortuni sul lavoro.

Rimini, l’incremento percentuale più alto

A Rimini, nonostante numeri assoluti più contenuti, si registra l’aumento percentuale più significativo della Romagna.

Gli infortuni denunciati passano da 2.449 a 2.768, con una crescita del 13%, mentre le malattie professionali aumentano da 291 a 344, pari al +18,2%.

Nel primo semestre del 2026 si registra inoltre il primo infortunio mortale sul lavoro, dopo che nello stesso periodo del 2025 non erano state registrate vittime.

Rimini si colloca al settimo posto in Emilia-Romagna sia per numero di infortuni sia per malattie professionali denunciate.

CISL: “Serve un cambio di passo”

Di fronte ai dati, la CISL Romagna chiede di rafforzare il confronto territoriale permanente sulla salute e sicurezza sul lavoro, coinvolgendo Regione Emilia-Romagna, AUSL, INAIL, associazioni datoriali e parti sociali.

“I numeri di questo semestre ci dicono che la sicurezza sul lavoro non può più essere trattata come un capitolo secondario delle politiche industriali del nostro territorio”, commenta Francesco Marinelli, segretario generale della CISL Romagna.

“Non possiamo accontentarci di commentare i dati ogni sei mesi: serve un cambio di passo vero”, aggiunge Marinelli, chiedendo di rafforzare i tavoli provinciali già costituiti affinché diventino luoghi di “lavoro concreto”, capaci di trasformare il confronto in proposte operative con tempi e responsabilità condivise.

“Più controlli, ma soprattutto prevenzione”

Per la CISL servono maggiori risorse destinate ai controlli, ma la vigilanza deve essere accompagnata da una strategia di prevenzione.

“Chiediamo con forza più risorse per i controlli, perché senza vigilanza le regole restano sulla carta. Ma i controlli da soli non bastano: è la prevenzione la vera priorità su cui investire”, sottolinea Marinelli.

Tra le priorità indicate ci sono formazione continua, addestramento reale e non burocratico e un ruolo più forte e riconosciuto per gli RLS e RLST, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, che secondo il sindacato devono essere messi nelle condizioni concrete di svolgere il proprio compito.

Dalle scuole alla prevenzione

La CISL chiede inoltre che dal confronto tra Regione, AUSL, INAIL, associazioni datoriali e parti sociali emergano impegni misurabili, con piani di prevenzione mirati nei comparti più esposti, più ispezioni nei settori a maggiore rischio, un rafforzamento degli organici degli organi di vigilanza e investimenti stabili nella formazione.

Un’attenzione particolare viene riservata alle scuole. In tutte le province romagnole è già attiva una collaborazione che porta sindacati, istituzioni e organi di vigilanza negli istituti superiori per parlare agli studenti di legalità, salute e sicurezza sul lavoro.

“È un’esperienza concreta che va consolidata e valorizzata, perché la cultura della sicurezza si costruisce nel tempo, coinvolgendo le nuove generazioni, e non si improvvisa dopo l’ennesima tragedia”, afferma Marinelli.

“La sicurezza non è un costo”

Per la CISL Romagna il lavoratore deve tornare a essere il punto centrale delle politiche sulla sicurezza. “La sicurezza non è un costo da comprimere, ma il primo investimento per la tutela della salute dei lavoratori – conclude Marinelli – La Romagna ha un tessuto produttivo forte e competitivo, e merita un sistema di prevenzione altrettanto forte, costruito insieme a chi il lavoro lo vive ogni giorno. Ogni lavoratore che esce di casa la mattina ha il diritto di farvi ritorno la sera, e su questo diritto non sono ammessi passi indietro”.

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