Vento fortissimo a Reda, raffiche fino a 147 km/h
Venerdì 21 agosto, verso l’ora di pranzo, un violento temporale ha colpito la Romagna, con raffiche di vento che hanno superato i 100 km/h e, in alcune zone tra Faenza e Forlì, si sono avvicinate ai 150 km/h. Lo racconta il meteorologo Pierluigi Randi, che ha analizzato l’evento sui suoi canali.
Cosa è successo
La zona più colpita è stata quella tra le prime colline del faentino e la frazione di Reda, dove uno strumento (dato ancora da confermare) ha misurato una raffica di 147 km/h. Secondo Randi, si è trattato probabilmente di un microburst molto violento, una sorta di “esplosione” di vento verso il basso, partita dalla collina e spostatasi verso est-nordest. I danni sul territorio confermano la potenza del fenomeno: alberi caduti, tetti danneggiati e oltre 150 interventi dei Vigili del Fuoco nella zona tra Ravenna, Cervia e Faenza. A Reda il vento ha danneggiato anche la sagra locale, tanto da costringere ad annullare la serata.
Perché è successo
Randi spiega che questi temporali fanno parte di sistemi chiamati QLCS, cioè linee temporalesche estese che producono venti “dritti” (non a vortice come i tornado) ma comunque molto distruttivi. Il radar ha mostrato una forma “ad arco” tipica di questi eventi, causata da una corrente d’aria fredda e secca che si infila da dietro il temporale. Quando quest’aria secca si mescola con quella umida della pioggia, il vento verso il basso si rafforza ulteriormente, diventando un vero e proprio martello d’aria che si abbatte al suolo.
Il ruolo del caldo estremo
Il punto più importante sottolineato da Randi è questo: con tre mesi di caldo fuori norma e un mare Adriatico bollente che continua ad alimentare il sistema con umidità, l’energia in gioco è molto più alta del normale. Anche Cesenatico ne ha pagato le conseguenze, leggi l’articolo. Per questo, dice, un microburst che di solito soffierebbe a 80 km/h può oggi “sparare” a 140 km/h. In poche parole: più caldo e più mare caldo significano temporali più energetici e più pericolosi.

