Defibrillatori in arrivo: dove trovarli

Ventidue nuovi defibrillatori stanno arrivando nei Comuni del territorio cesenate. A consegnarli agli enti locali sono i Distretti di Cesena-Valle Savio e del Rubicone dell’Azienda USL della Romagna, che li hanno ottenuti grazie a un finanziamento della Regione Emilia-Romagna. Saranno installati nei luoghi dove le persone passano e si ritrovano: piazze, sedi comunali, impianti sportivi e anche frazioni e centri più piccoli.

Nel Distretto di Cesena-Valle Savio ne riceveranno Sarsina (6), Verghereto (4) e Cesena (2); nel Distretto del Rubicone Gambettola (3), San Mauro Pascoli (3), Roncofreddo (3) e Savignano sul Rubicone (1).

Ogni nuovo defibrillatore viene registrato e compare sulla mappa regionale dei DAE (Defibrillatore Automatico Esterno), consultabile Comune per Comune all’indirizzo www.118er.it/dae/dae. La stessa mappa si trova nell’app gratuita DAE RespondER della Regione Emilia-Romagna, che fa anche qualcosa in più: quando la Centrale Operativa 118 riceve una chiamata per un sospetto arresto cardiaco, avvisa i cittadini formati che in quel momento si trovano nelle vicinanze, indicando loro dove intervenire e dov’è il defibrillatore più vicino. E’ utile scaricarla anche solo per conoscere, in tempi non sospetti, dove si trova quello sotto casa.

Le collocazioni precise sono state definite dalle Amministrazioni comunali, seguendo un criterio semplice: coprire il territorio in modo uniforme, senza fermarsi ai centri maggiori. E non si tratta di un intervento isolato: con questi 22 apparecchi salgono a 102 i defibrillatori distribuiti in un anno in tutta la provincia di Forlì-Cesena, con lo stesso finanziamento e le stesse modalità.

Le risorse arrivano dalla delibera di Giunta regionale n. 2030 del 27 novembre 2023, con cui la Regione ha stanziato 1.515.000 euro per l’acquisto di defibrillatori nelle Aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna; all’Azienda USL della Romagna ne sono stati assegnati 382.000. Gli apparecchi vengono acquistati attraverso la convenzione regionale Intercent-ER e affidati ai Comuni.

                    Arresto cardiaco

Cosa fare

L’arresto cardiaco improvviso colpisce in Italia circa 60.000 persone all’anno fuori dall’ospedale: il cuore smette all’improvviso di pompare sangue e la persona perde conoscenza. In questi casi il defibrillatore non prende il posto dell’ambulanza — che va sempre chiamata, e per prima — ma consente di fare qualcosa nei minuti in cui il soccorso sta arrivando. E quei minuti pesano: se nessuno dei presenti interviene, le possibilità di sopravvivere calano del 7-10% ogni minuto che passa; se invece qualcuno comincia subito il massaggio cardiaco, il calo si riduce al 3-4%. Detto in altro modo: chi si trova lì in quel momento può cambiare l’esito.

Arresto cardiaco e defibrillatore: e se non si è mai fatto un corso?

Si può usare lo stesso. La legge 116 del 2021 lo consente espressamente a chiunque, quando c’è il sospetto di un arresto cardiaco e non è presente personale formato. L’apparecchio è costruito apposta: si accende, parla, spiega passo per passo che cosa fare, analizza da solo il battito e libera la scarica soltanto se serve davvero. Non si rischia di far male a chi non ne ha bisogno; si rischia, semmai, di perdere tempo prezioso.

Che cosa fare davanti a una persona che perde conoscenza e non respira normalmente?

Chiamare il 118, che invia i soccorsi e guida al telefono chi sta prestando aiuto; iniziare subito a comprimere il centro del torace; chiedere a qualcun altro di andare a prendere il defibrillatore più vicino e, appena arriva, accenderlo e seguire le indicazioni della voce. Fino a quando arrivano i soccorritori.

cuore

Le dichiarazioni

“Cardioprotezione è una parola tecnica per dire una cosa molto semplice: che nel momento in cui serve un defibrillatore c’è, ed è a portata di mano. Non al posto dei soccorsi, ma insieme a loro – precisa il Direttore dei Distretti di Cesena-Valle Savio e del Rubicone  Marco Montalti  “Con questi 22 apparecchi il Cesenate è più sicuro di quanto fosse un anno fa, ed è un risultato costruito insieme ai Comuni. Ma perché funzioni davvero servono due cose: che ogni apparecchio sia segnato sulla mappa, e che le persone sappiano di poterlo usare”.

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