Nella giornata di venerdì 14 agosto, sono state liberate in mare paralarve di polpo. Un secondo rilascio è avvenuto lunedì 24 agosto.
Si tratta di una delle attività previste dal progetto pilota Octo-blu (finanziato dalla Regione Emilia Romagna), per il contenimento del granchio blu.
Il resp. Tecnico scientifico del progetto, Antonio Casalini ha precisato «questa mattina è stato effettuato il quarto rilascio di paralarve, il secondo a Cesenatico, nei pressi dell’impianto di miticoltura a circa 2miglia 2 miglia e mezzo da Cesenatico – come distanza dalla costa. Questa è sempre l’attività di progetto che prevede in mare la liberazione delle paralarve appena schiuse di polpo, liberate in quella zona perchè lì trovano l’alimento ideale per la loro sopravvivenza e crescita.»
Nella giornata del 24 agosto erano presenti anche i mezzi della Guardia Costiera. Guidata dal professor Oliviero Mordenti, docente del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università di Bologna, e da Antonio Casalini, ricercatore dell’ateneo, responsabili scientifici dello studio, l’uscita di oggi è avvenuta alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Alessio Mammi, con il supporto della Capitaneria di Porto – Ufficio Circondariale Marittimo di Cesenatico: un’ulteriore tappa di una sperimentazione destinata a proseguire anche nelle prossime settimane.
La ricerca che si sta portando avanti presso i laboratori del corso di laurea di Acquacoltura e igiene delle produzioni ittiche (dipartimento scienze mediche veterinarie) ha fatto discutere molti scettici. A questo link è possibile trovare molte risposte ai quesiti che molti hanno portato alla ribalta. Bisogna vietare la pesca dei polpi, senza le tane è tutto inutile, quanto impiega un polpo a raggiungere le dimensioni utili alla caccia al granchio blu sono alcune delle domande che trovano risposta.
«Il monitoraggio sarà effettuato da fine settembre attraverso immersioni con sub; ci aspettiamo di trovare dei giovanili di polpo; sarebbe la prova della loro sopravvivenza».
Le dichiarazioni
“Il granchio blu non è soltanto una specie invasiva: è una delle emergenze più gravi che negli ultimi anni hanno colpito il nostro mare, mettendo in difficoltà un settore strategico per l’economia dell’Emilia-Romagna. Salvare il settore della pesca, degli allevamenti dell’acquacoltura e delle vongole rappresenta per noi una priorità assoluta- afferma l’assessore Mammi-. Per questo abbiamo scelto di affiancare alla gestione dell’emergenza una strategia più ampia, fatta di interventi immediati e di una visione di lungo periodo. Dal 2023 abbiamo destinato 3,5 milioni di euro di risorse regionali al sostegno delle imprese della pesca e dell’acquacoltura colpite dalla proliferazione del granchio blu, che ha distrutto il novellame e, in alcune aree, ridotto di oltre il 70% la produzione di vongole di taglia commerciale. A queste risorse si aggiungono gli ulteriori 1,5 milioni di euro nel 2026 e il bando aperto quest’anno per le calamità, per compensare le perdite di reddito causate dalla distruzione del novellame e dalla drastica riduzione della produzione di vongole. Risorse che in questi tre anni sono servite anche a sostenere la raccolta, lo smaltimento e la commercializzazione del granchio blu”.
“Accanto agli interventi di sostegno- prosegue l’assessore-, abbiamo scelto di investire anche nella capacità del nostro territorio e del sistema universitario e della ricerca di proporre e sperimentare soluzioni nuove. Ringrazio l’Università di Bologna per il lavoro svolto con Octo-Blu: è un progetto sperimentale, dal quale auspichiamo possano arrivare risultati concreti per contribuire a ridurre la presenza del granchio blu nel nostro areale e, soprattutto, il suo impatto sull’ecosistema e sugli allevamenti. Il nostro impegno non si ferma qui, come Regione siamo disponibili a sostenere anche altri progetti che possano arrivare dalle università e dai centri di ricerca, perché di fronte a un fenomeno di questa portata dobbiamo mettere in campo il massimo impegno possibile e tutte le competenze disponibili. Continueremo quindi a sostenere le imprese, ma insieme alle risorse continueremo ad investire sulla ricerca, sull’innovazione e su soluzioni capaci di riequilibrare in modo strutturale la presenza del granchio blu, in particolare nell’area del Delta ferrarese e, più in generale, nell’Adriatico. È una sfida complessa e non esistono risposte semplici: proprio per questo dobbiamo continuare a sperimentare, perché dalla ricerca scientifica possono nascere strumenti nuovi per affrontare problemi che fino a pochi anni fa erano impensabili”.
“Il progetto sperimentale Octo-Blu ci ha permesso di raccogliere informazioni preziose sul comportamento e sulla biologia del granchio blu presente nel nostro areale- spiega il professor Mordenti-, nonché di individuare una possibile strategia per contrastarne la diffusione. Il polpo, infatti, è un predatore in grado di contribuire al controllo delle specie più abbondanti e si configura, pertanto, come una specie di rilevante interesse ecologico, svolgendo un ruolo importante nella regolazione delle catene alimentari marine”.

