Il calcio e la spiaggia, due mondi apparentemente lontani che nella storia di Davide Biondini si incontrano a Cesenatico. Ex centrocampista del Cesena, Cagliari e Atalanta, oggi vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori, dal 2020 Biondini gestisce insieme al socio Alessio Gasperini il bagno Tropical di Cesenatico.
Una scelta nata nell’estate post Covid e che, negli ultimi mesi, ha compiuto un ulteriore passo: Biondini e Gasperini sono diventati anche concessionari dello stabilimento balneare, proprio mentre il settore si prepara alla nuova fase delle gare per le concessioni balneari legate alla direttiva Bolkestein.
Lo abbiamo incontrato per parlare di turismo a Cesenatico, del futuro degli stabilimenti balneari e di come cambiare il modello di offerta della città.
Nel 2020 avete scelto di puntare sulla clientela locale. Perché?
“Quando nell’estate post Covid abbiamo preso in gestione il bagno Tropical abbiamo deciso di puntare soprattutto sulla clientela locale. Non abbiamo attivato collaborazioni dirette con gli alberghi, ma abbiamo costruito un’offerta rivolta a chi vive sul territorio. La maggior parte dei nostri clienti arriva da Cesenatico, Cesena e Gambettola. Questa scelta ha avuto anche un vantaggio importante: a differenza di altre strutture, non abbiamo risentito particolarmente della crisi legata all’aumento del costo del carburante o dei biglietti aerei”.
Una scelta che ha anche qualche limite?
“In parte perchè puntare sul cliente locale significa avere una presenza molto forte nei fine settimana, mentre durante alcuni giorni della settimana può capitare che alcuni ombrelloni rimangano vuoti. Per questo abbiamo iniziato a ragionare su nuove soluzioni. Una di queste riguarda anche la pausa pranzo e la possibilità di utilizzare un’app di sharing attraverso la quale il cliente, se sa di non poter utilizzare il proprio ombrellone per alcuni giorni, può metterlo a disposizione. In cambio riceve un rimborso sotto forma di buoni da spendere al bar dello stabilimento”.
Come è andata questa estate al bagno Tropical?
“Il trend è stato positivo. Abbiamo spazi ampi e la vicinanza con la spiaggia libera ci permette di avere una visuale aperta sul mare, un elemento che consideriamo importante e che ci caratterizza. Per me il bagno Tropical è un’avventura stimolante. Quando ho deciso di intraprendere questo percorso volevo tornare a vivere a Cesenatico, una città che mi piace molto, anche durante l’inverno. L’idea di poter fare qualcosa per questo territorio mi piaceva”.
Cesenatico può lavorare di più sulla destagionalizzazione?
“Assolutamente sì. La nostra stagione parte una settimana prima della Pasqua e, avendo clienti locali, arriva fino a ottobre. Purtroppo questa scelta, lo scorso anno, l’abbiamo pagata con la mareggiata di fine stagione, questo significa che sono necessari investimenti per mettere al sicuro la struttura. Ma la parola chiave è: destagionalizzazione, puntando davvero su un territorio e su un entroterra che può offrire belle opportunità”.
E in questo percorso quanto pesa la questione delle concessioni balneari?
“Dobbiamo prepararci a tutto, senza avere una direzione troppo rigida. Bisogna spaziare a 360 gradi, con idee e possibili progetti. L’incertezza non aiuta, ma il bando può diventare un’opportunità. Siamo arrivati a un punto nel quale è necessario pensare a qualcosa di nuovo, a nuove attrattive e a una proposta turistica di qualità”.
Quali interventi servirebbero secondo lei?
“Bisogna ragionare anche sulla struttura degli stabilimenti. Aumentare i varchi visivi, tenere gli ombrelloni più distanti, diminuire il costruito. Allo stesso tempo, però, servirebbe maggiore flessibilità perché regole troppo rigide rischiano di ostacolare chi vuole investire e innovare. Dobbiamo anche lavorare sulla sicurezza rispetto alle mareggiate. Lo scorso anno il maltempo di ottobre ci ha messo in difficoltà e credo che sia necessario ragionare su strutture più adeguate e, dove possibile, più alte”.
Che turismo immagina per Cesenatico?
“Un turismo che abbia nella qualità dei servizi la propria forza. Credo sia arrivato il momento di cambiare trend. Negli anni d’oro l’obiettivo era soprattutto portare le persone in spiaggia. Oggi dobbiamo invece valorizzare anche tutto quello che c’è intorno: l’entroterra romagnolo, le tradizioni, le caratteristiche dei piccoli comuni. Per uno straniero le distanze sono relative. Dobbiamo costruire una proposta della Romagna che non sia legata soltanto alla costa, ma che comprenda anche sport, wellness, cultura ed esperienze sul territorio”.
Anche la bicicletta può diventare una chiave turistica?
“Sicuramente. Abbiamo un territorio che si presta molto. Le piste ciclabili possono diventare un collegamento naturale tra mare ed entroterra. Bisogna dare la possibilità al turista di partire dalla spiaggia e scoprire quello che c’è alle spalle della costa”.
La Bolkestein può quindi essere un’opportunità?
“Lo spero. Mi auguro che possa essere un’opportunità per rinnovare le nostre strutture e non soltanto un passaggio amministrativo. Noi ci presenteremo alla Bolkestein non più soltanto come gestori, ma come concessionari. È una responsabilità diversa e siamo pronti ad affrontarla”.
Dal calcio alla spiaggia: cosa le ha lasciato l’esperienza da giocatore?
“Il calcio mi ha insegnato soprattutto il valore del gioco di squadra. Ho sempre cercato di esaltare le qualità dei singoli giocatori, ma all’interno di un gruppo. È un approccio che oggi ritrovo anche nel percorso del Tropical. Anche questa è una squadra e le persone che lavorano con noi devono sentirsi partecipi del progetto. Cerchiamo di coinvolgerle e di riconoscere il loro lavoro, anche attraverso benefit e giornate libere”.
Oggi è anche vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori. Cosa significa?
“Da circa sei anni faccio parte dell’Associazione Italiana Calciatori, che rappresenta i calciatori dalla serie D alla serie A e anche le calciatrici. Oggi gli iscritti sono circa 20mila. L’obiettivo è accompagnare i giocatori durante tutta la loro carriera, offrendo servizi, anche in ambito legale, e soprattutto aiutandoli a costruire un futuro oltre il calcio. Ci sono competenze che un calciatore sviluppa durante la carriera e che possono essere riconosciute anche dalle aziende: saper lavorare in squadra, gestire le tensioni, affrontare le difficoltà e assumersi responsabilità. Sono valori che possono essere trasferiti anche in altri ambiti”.
Dal campo alla spiaggia, quindi, la regola resta la stessa: fare squadra?
“Sì. Vale nel calcio, vale nel turismo e vale per una città. Se vogliamo fare qualcosa di nuovo per Cesenatico servono forza, coraggio, idee e collaborazione tra Comuni, associazioni e operatori. Solo così possiamo dare nuovi input e costruire una proposta capace di migliorare e distinguersi”.

