Un tempo si dava la caccia ai delfini, ed era legale

Ebbene sì, un tempo a Cesenatico si dava la caccia ai delfini. Quelle creature che oggi si guarda con stupore e ammirazione quando accompagnano le navi al largo, e non solo, venivano predati e non per la loro carne.

Un problema per la pesca

Erano gli anni del secondo dopoguerra e i pescatori avevano faticosamente ripreso ad andare in mare. Inutile dire che all’epoca non vi erano le tecnologie di oggi basti pensare che le reti erano in canapa o cotone, il nylon non era ancora stato scoperto n impiegato in questo settore. Capitava non di rado che durante le giornate di pesca i delfini prendessero di mira i piccoli pesci che erano intrappolati nelle maglie delle reti ad eccezione di una delle estremità, il capo o la coda. A quel punto attaccavano prendendo sì il pesce, ma strappando anche la rete. Un fatto preoccupante perché significava non avere più il mezzo per la cattura del pesce. Equivaleva a dover interrompere la giornata di lavoro e riparare la rete, un procedimento lungo che metteva in crisi l’economia della ciurma.

mercato porto pesca cesenatico

“Brighéla” e la vela con il delfino

A Cesenatico c’era la barca di Imolesi Augusto detto Brighéla che cacciava i delfini. Era un servizio statale e non di contrabbando, infatti i marinai esperti raccontano che riceveva un pagamento in lire per ogni esemplare catturato e portato a riva. Aveva una vela con il delfino disegnato e ben visibile, il sui disegno oggi è in mostra al mercato ittico tra quelle delle altre famiglie di pescatori. Questo lavoro ha cessato tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 quando il nylon ha fatto il suo ingresso nella marineria sostituendo le reti precedenti.

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