Il mare che non molla la presa

L’estate 2026 se n’è andata, ma il Mediterraneo non sembra essersene accorto. Le temperature superficiali del Mare Nostrum restano su valori eccezionali proprio mentre entriamo nell’autunno meteorologico, la stagione in cui il mare troppo caldo smette di essere una curiosità statistica e diventa un fattore da tenere sotto osservazione costante. Per il momento la situazione è tranquilla: un robusto anticiclone tiene tutto fermo, garantendo qualche settimana di respiro prima dei primi affondi perturbati.

Le anomalie che non si vedono ma si misurano

Sotto la superficie calma, però, i numeri restano pesanti. L’alto Adriatico viaggia tra i 3 e i 4°C sopra la media stagionale, e dopo l’ennesima ondata di caldo di questi giorni è probabile che l’anomalia superi i 4°C entro il 10 settembre — uno scenario già visto nel settembre 2024.

Quanta energia c’è davvero in un mare più caldo di 4 gradi

Per capire la portata del fenomeno basta un calcolo semplice. Ipotizzando un’anomalia di +4°C nei primi 20 metri di profondità — una soglia puramente indicativa, non necessariamente lo spessore reale coinvolto — si accumulano circa 328 milioni di joule per metro quadrato. Su un solo chilometro quadrato di mare significa 328 mila miliardi di joule, l’equivalente di circa 91 GWh di energia termica. Moltiplicando questo valore per le centinaia, se non migliaia, di chilometri quadrati dell’Adriatico o dell’intero bacino mediterraneo, il quadro diventa evidente: un mare così caldo funziona come un enorme serbatoio energetico. E il salto da +3°C a +4°C di anomalia non è lineare: l’energia in eccesso cresce di circa un terzo, poiché il contenuto termico è direttamente proporzionale allo scarto di temperatura.

Una pentola a pressione sopra le nostre teste

Questo surplus di calore continuerà per settimane a riversare nei bassi strati dell’atmosfera enormi quantità di vapore acqueo, una vera e propria spugna atmosferica in espansione. Materiale pronto a trasformarsi in fenomeni intensi, con la complicità di un’orografia italiana tutt’altro che semplice da gestire.

Il vero rischio: le tempeste equinoziali

Prima o poi arriveranno i classici sistemi depressionari d’autunno, le “tempeste equinoziali” che il compianto Andrea Baroni citava spesso. Il problema non è la loro presenza, fisiologica in questo periodo, ma la loro velocità: se una di queste perturbazioni dovesse mostrarsi lenta o quasi stazionaria, l’energia accumulata nel mare rischierebbe di scaricarsi con forza sulle aree più esposte, in base a dove il sistema deciderà di fermarsi.

Per ora nessun segnale, ma l’autunno è appena cominciato

Al momento non ci sono indizi di scenari di questo tipo all’orizzonte. Ma l’autunno meteorologico ha appena aperto le porte, e con un Mediterraneo carico di energia come questo, la parola d’ordine resta una sola: monitorare.

pierluigi randi clima
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