Ottobre, mese di sensibilizzazione

È il mese internazionale di sensibilizzazione sui tumori al seno, e anche in Emilia-Romagna Ottobre rosa viene celebrato con tante iniziative sul territorio, organizzate dal Servizio sanitario regionale spesso in collaborazione con le associazioni.

Iniziative diverse, che viaggiano tutte nella stessa direzione: richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione e sulla possibilità di aderire agli screening oncologici gratuiti alla mammella e al collo dell’utero. In regione negli ultimi tre anni lo ha fatto ogni anno quasi mezzo milione di donne: 350mila si sono sottoposte allo screening mammografico e 140mila a quello della cervice uterina (Hpv test). Facendo registrare un ulteriore aumento rispetto allo scorso anno. Al 30 giugno 2026, infatti, i dati aggiornati e monitorati dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute evidenziano queste percentuali di partecipazione nei tempi raccomandati: screening mammografico 74% (era il 73% al 30 giugno 2025); screening della cervice uterina 68% (rispetto al 67,6% di giugno 2025).

Ma i numeri dicono anche altro: negli ultimi tre anni sono stati identificati ogni anno circa 1.900 tumori al seno grazie alla mammografia di screening, in seguito a 15/16.000 test positivi e altrettanti approfondimenti effettuati; lo screening alla cervice uterina ha permesso, inoltre, di individuare 800 lesioni precancerose e 17 tumori invasivi l’anno, dopo circa 10.500 test risultati positivi e 6.800 approfondimenti compiuti.

medico, sanità

Gli screening attivi in Emilia-Romagna

Per tutti e tre gli screening il servizio sanitario regionale prevede un percorso diagnostico-terapeutico integrato, completamente gratuito e organizzato, che accompagna la persona dal test iniziale fino agli eventuali approfondimenti diagnostici e ai successivi trattamenti di cura e follow-up.

  • Screening per la diagnosi precoce dei tumori della mammella mediante mammografia annuale nelle donne fra i 45 ed i 49 anni e con mammografia biennale fra i 50 e i 74 anni; riguarda oltre 980.000 donne residenti e domiciliate in Emilia-Romagna;
  • Screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori del collo dell’utero con Pap test triennale nelle donne fra i 25 ed i 29 anni, se non vaccinate contro Hpv con due dosi prima dei 15 anni e con test Hpv quinquennale fra i 30 e i 64 anni indipendentemente dallo stato vaccinale per Hpv; riguarda oltre 1.200.000 donne residenti e domiciliate;
  • Screening per la diagnosi precoce dei tumori del colon retto nelle persone (donne e uomini) fra i 50 ed i 74 anni mediante test per la ricerca del sangue occulto nelle feci biennale; riguarda oltre 1.400.000 residenti e domiciliati assistiti. Fino al 2024 era previsto fino ai 69 anni, poi la Regione ha deciso di estenderlo progressivamente, dal 2025, anche alle persone in fascia d’età 70-74 anni.

Per quanto riguarda lo screening del colon retto, negli ultimi tre anni, sempre al 30 giugno 2026 risultano ogni anno circa 300mila persone esaminate, 11.600 test positivi, 9.700 approfondimenti, 2.300 adenomi avanzati (quindi lesioni precancerose) e 250 tumori identificati. Anche in questo caso le adesioni sono aumentate: 55% rispetto al 53,3% di giugno 2025, ma sono ancora basse. Segno che una buona parte di popolazione femminile di 50-74 anni che aderisce allo screening mammografico e della cervice uterina non partecipa a quello per la prevenzione e diagnosi precoce del tumore del colon retto, che è il secondo più frequente nelle donne dopo quello al seno. Ancor meno partecipano gli uomini, nonostante abbiano un rischio maggiore delle donne per questa neoplasia, che è la terza per frequenza dopo prostata e polmone.

De pascale

Le dichiarazioni di De Pascale e Fabi

“Diagnosi precoce, cure tempestive, aumento delle possibilità di guarigione e conseguente riduzione della mortalità: investire sulla prevenzione significa investire sulla vita- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. In Emilia-Romagna le adesioni agli screening sono alte, con numeri in costante crescita, e per questo dobbiamo ringraziare le donne, perché dimostrano di capire quanto sia importante cogliere l’opportunità che viene offerta gratuitamente dal servizio sanitario regionale; tutto il sistema sanitario che organizza e si fa carico dell’intero percorso, dalla prevenzione alla cura al follow-up, e le associazioni da anni attive in questo ambito, che rivestono un ruolo fondamentale non solo nell’azione di sensibilizzazione, ma anche di assistenza alle pazienti durante le cure. Nella nostra regione- proseguono presidente e assessore– da quasi trent’anni il servizio sanitario offre screening gratuiti per i tumori feminili del collo dell’utero e della mammella, e da vent’anni è attivo anche quello per il colon retto, destinato a donne e uomini, rispetto al quale, invece, le percentuali di adesioni stentano a crescere. Per questo è importante continuare ad insistere e il messaggio deve essere chiaro: la prevenzione può salvare la vita”.

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