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Una doverosa e sanguigna recensione del concerto di The Amy Winehouse Band

Una precisazione. Chi scrive è fan di Amy Winehouse e ritiene che lei e i suoi album siano pietre miliari della musica contemporanea. D’altronde gli elementi del mito ci sono tutti come c’è anche tanta amarezza per una cantante che avrebbe dato ancora tanto ma che ha già dato tutto.

Sabato sera, il teatro comunale di Cesenatico ha concluso la stagione ospitando il concerto della band originale di Amy Winehouse. A un concerto così ci si approccia in modalità “all in”: tante aspettative che però rischiano di essere deluse. Trasmetterà le emozioni delle canzoni che ascolto o resterò deluso?

amy winehouse band
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Un club sul porto canale

Prima impressione: l’organizzazione e i musicisti sono professionisti. Non hanno un manager che deve giustificare il suo lavoro imponendo stupidi limiti a chi vuole far foto; sa che è tutta pubblicità gratuita, sa che non c’è nulla di male se si usa discrezione quanto basta. Poi empatizzi con Bronte Shandé, la cantante. Non puoi fare a meno di pensare al peso che porta quando di esibisce sulle orme di un’icona. Con tutto quel che ne consegue.

In effetti…

Dispiace per chi non c’è stato, dispiace che il teatro abbia quei posti a disposizione e non il doppio perché per una sera il Comunale è tornato a vestire i panni del club un po’ come era successo con un altro momento memorabile, quello con Tony Hadley.

Il sapore del club c’era tutto, brani che ascoltandoli sembrava di sentire in sottofondo le bottiglie appoggiate a terra cadere senza rompersi. Un platea che nell’arco di una manciata di minuti è passata dallo stringere i fazzoletti a scatenarsi in piedi nei corridoi laterali del teatro all’italiana cittadino.

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Una stagione, tante facce

È stato un bel concerto tanto più per chi è di Cesenatico, tanto più per chi ha seguito la stagione teatrale che ha ospitato la grande prosa fino al concerto della band originale di Amy Winehouse. Grazie a Retropop live che l’ha portata e al comune che l’ha accolta.

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Il finale

Sul finale gli abbracci, le risate di chi ha sciolto il ghiaccio e ha fatto star bene tutti sono stati il miglior saluto o forse l’inchino per chi, ci piace pensare, dall’alto approvava con una sorriso.

Alessandro Mazza

Mi piace farmi gli affaracci vostri!

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