Discriminazione sul lavoro: il sindacato può intervenire anche senza una vittima
Fa discutere la sentenza n. 53/2026 del Tribunale di Trento, che ha riconosciuto alla Cgil del Trentino il diritto di agire in giudizio contro alcune dichiarazioni pubbliche ritenute discriminatorie rilasciate da un noto chef stellato.
La vicenda nasce da un annuncio di lavoro pubblicato sui social nel luglio 2025 per la ricerca di personale da impiegare in una struttura alberghiera in Trentino. Nell’annuncio lo chef aveva scritto: “Sono esclusi comunisti/fancazzisti”, aggiungendo riferimenti a persone con problematiche legate all’orientamento sessuale.
Successivamente, durante un’intervista radiofonica a La Zanzara, lo chef aveva dichiarato che i lavoratori “comunisti” sono persone che “rompono i coglioni”, che si lamentano delle condizioni di lavoro e che chiedono diritti sindacali ancora prima di iniziare a lavorare.
Nella stessa trasmissione, parlando dell’orientamento sessuale, aveva inoltre affermato che un lavoratore “troppo effemminato” in cucina “guasta l’ordine di una brigata” e che “non lo posso accettare”. In una successiva intervista aveva poi aggiunto che chi si presenta in cucina con atteggiamenti effemminati “è meglio che non si presenti”.
Secondo il Tribunale, dichiarazioni di questo tipo possono avere un effetto dissuasivo nei confronti di intere categorie di lavoratori, scoraggiandoli dal candidarsi per un impiego. Per questo motivo possono essere considerate discriminatorie, anche in assenza di una persona specifica che denunci di aver subito un danno.
La sentenza ribadisce un principio importante: il sindacato può intervenire per tutelare interessi collettivi quando annunci o dichiarazioni pubbliche introducono criteri di selezione basati su convinzioni personali, orientamento sessuale o altri fattori protetti dalla normativa antidiscriminatoria, anziché sulle competenze professionali.
Il giudice ha quindi ordinato allo chef di non reiterare dichiarazioni analoghe, di non inserire riferimenti discriminatori nei futuri annunci di lavoro e ha disposto un risarcimento del danno a favore della Cgil del Trentino, oltre alla pubblicazione della sentenza su un quotidiano nazionale e sul sito utilizzato per promuovere la propria attività.
Una decisione che richiama l’attenzione sull’importanza di una selezione del personale fondata esclusivamente sulle capacità professionali e non su convinzioni personali o caratteristiche individuali dei candidati.
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