I paesaggi sommersi dell’Alto Adriatico: un mondo preistorico ritrovato sotto le acque

Un nuovo studio internazionale ha ricostruito gli antichi paesaggi costieri dell’Alto Adriatico, oggi sommersi, che tra 9000 e 4000 anni fa ospitarono comunità di cacciatori-raccoglitori e delle prime società agricole.

Lo studio e i protagonisti

La ricerca è frutto della collaborazione tra l’Università di Southampton e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), ed è firmata come primo autore da Samuele Ongaro, dottorando a Southampton. Tra le coautrici figura anche Federica Donda, geologa marina della sezione di Geofisica dell’Ogs, che ha sottolineato come i fondali marini siano parte integrante del patrimonio archeologico e non possano essere ignorati studiando solo la terraferma.

Come è stata ricostruita la paleogeografia

Il team ha combinato dati già esistenti, ricavati dall’analisi di carote di sedimento, con nuovi rilevamenti geofisici ad alta risoluzione acquisiti dall’Ogs. Attraverso l’identificazione dei diversi ambienti deposizionali e la creazione di modelli di inondazione, i ricercatori hanno potuto ricostruire non solo la distribuzione spaziale di questi paesaggi scomparsi, ma anche la loro evoluzione nel tempo. Le ricostruzioni hanno rivelato diverse generazioni di barriere costiere – accumuli sabbiosi paralleli alla costa che fungevano da argine naturale – insieme a retro-barriere paludose, lagune, paludi e sistemi deltizi.

studio paleontologico alto mediterraneo

Un ambiente in continua trasformazione

Queste antiche zone umide costiere erano ambienti particolarmente ricchi di risorse, e per questo attrattivi per i cacciatori-raccoglitori del Mesolitico (periodo compreso tra circa 10.000 e 6.000 a.C., segnato dalla fine delle glaciazioni e dall’adattamento a nuovi habitat). Tuttavia l’innalzamento progressivo del livello del mare costringeva queste comunità a confrontarsi con un territorio che cambiava continuamente forma, modificando la disponibilità di risorse e le aree effettivamente abitabili. I paesaggi potevano formarsi e stabilizzarsi nelle fasi in cui la crescita del mare rallentava, per poi essere rapidamente sommersi durante le successive fasi di ingressione marina.

Le implicazioni per il Neolitico

Anche durante il Neolitico (dall’8.000 al 3.500 a.C. circa), periodo in cui nascevano l’agricoltura, l’allevamento e i primi villaggi stabili, il paesaggio costiero dell’Alto Adriatico continuava a trasformarsi profondamente. Questa ricostruzione permette quindi di inserire la diffusione delle prime comunità agricole in un contesto ambientale dinamico, aiutando a comprendere meglio il legame tra cambiamenti climatici, trasformazioni del territorio e movimenti delle popolazioni umane.

Il valore per la ricerca futura

Lo studio restituisce alla ricerca archeologica una porzione di territorio oggi invisibile ma che per millenni ha fatto parte del paesaggio europeo, offrendo indizi su come le popolazioni antiche si muovevano, dove si insediavano e quali risorse sfruttavano. Come sottolinea Ongaro:

“i paesaggi sommersi sono un importante tassello mancante nello studio della preistoria, specialmente in Alto Adriatico”, e questa ricerca rappresenta “un passo fondamentale per la futura ricerca archeologica nell’area”.

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