Aggressioni sui treni, 91 casi in Emilia-Romagna in un anno

Nel 2025 in Emilia-Romagna sono state registrate 91 aggressioni ai danni del personale ferroviario di Trenitalia Tper: 66 fisiche e 25 verbali. Gli episodi hanno provocato 39 infortuni denunciati e 544 giornate complessive di assenza dal lavoro. I dati, diffusi dal presidente del gruppo Forza Italia nell’Assemblea legislativa regionale Pietro Vignali, riportano al centro una questione che riguarda non soltanto chi lavora sui convogli e nelle stazioni, ma anche la qualità e la sicurezza del trasporto pubblico.

Bologna concentra quasi un terzo degli episodi

Le aggressioni si sono verificate prevalentemente a bordo dei treni e negli scali ferroviari. Il bacino di Bologna raccoglie il 32,97% dei casi, quasi uno su tre. Seguono Modena con il 13,19%, Parma con il 10,99%, Ravenna con il 9,89% e Rimini con l’8,79%.

Percentuali più contenute, ma comunque significative, emergono a Piacenza (5,49%) e nelle province di Reggio Emilia, Forlì-Cesena e Ferrara, ciascuna al 3,30%. La distribuzione territoriale mostra quindi un fenomeno diffuso nell’intera regione, con una pressione più marcata nel nodo bolognese.

«Non si tratta di casi isolati, ma di un fenomeno strutturale che riguarda l’intero sistema del trasporto pubblico»

ha dichiarato Vignali, chiedendo un intervento regionale più incisivo sul fronte della prevenzione e della tutela degli operatori.

Pietro Vignali

Pietro Vignali

I segnali di calo, ma il nodo resta aperto

I numeri regionali si riferiscono all’intero 2025 e non sono sovrapponibili ai dati più recenti diffusi a livello nazionale. Nel primo trimestre del 2026, il Gruppo FS ha comunicato 29 aggressioni al personale Trenitalia, contro le 68 dello stesso periodo del 2025: una flessione del 57%.

Anche nel confronto sindacale del 7 luglio con Trenitalia e la Direzione Security, le organizzazioni dei lavoratori hanno riferito di un calo del 53% delle aggressioni denunciate tra gennaio e maggio 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La direzione operativa più esposta resta però quella regionale. Dove sono stati introdotti filtri a terra, la riduzione è risultata più netta.

Il miglioramento dei dati non chiude dunque il problema. Per il sindacato, le statistiche vanno lette insieme alle condizioni concrete in cui si svolge il lavoro: presidi insufficienti, stazioni non sempre adeguatamente illuminate, turni in solitaria e personale costretto a permanere a lungo sui marciapiedi in attesa della partenza dei convogli.

Più controlli e bodycam volontarie

Nei primi cinque mesi del 2026, l’app di board support ha consentito 41 interventi su richiesta del personale di accompagnamento, certificando la presenza a bordo di forze dell’ordine in abiti civili sui treni regionali. FS Security ha inoltre segnalato un aumento delle attività operative: più 88% nella protezione degli asset, più 34% nelle attività sottobordo e più 25% nei controlli a bordo.

Sul tavolo c’è anche il progetto delle bodycam per il personale front line. La consegna del dispositivo, secondo quanto emerso nell’incontro, dovrebbe avvenire su base volontaria. La registrazione sarà attivata manualmente e la geolocalizzazione limitata alla fase di ripresa; l’accesso ai filmati sarà riservato al personale incaricato di Polfer e Trenitalia, con la presenza della rappresentanza sindacale unitaria.

Le sigle sindacali chiedono però che le misure non restino sperimentali. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento delle scorte Polfer e Security, soprattutto nei fine settimana e nei festivi, postazioni chiuse e climatizzate per addetti all’assistenza e alla vendita, formazione per prevenire l’escalation dei conflitti e una gestione più strutturata del post-aggressione.

Piccinini: «Nessuno deve andare al lavoro con la paura di non tornare»

Raggiunto telefonicamente, Fabio Piccinini, segretario generale della Uiltrasporti Emilia-Romagna, richiama l’attenzione su una realtà che attraversa l’intero comparto: «Nella campagna “Aggressioni nei trasporti: per me è NO!”, la Uiltrasporti stima in quasi 7mila le aggressioni denunciate ogni anno nel comparto dei trasporti, dai treni agli autobus fino agli aeroporti, ma si stima che i casi non denunciati siano molti altri. È una situazione intollerabile».

Fabio Piccinini UILTRASPORTI

Fabio Piccinini

Secondo Piccinini, nessun lavoratore dovrebbe essere esposto a simili rischi: «Un controllore, ma anche un addetto alle pulizie, non può andare al lavoro con la paura di non tornare a casa la sera». Un possibile intervento, aggiunge, sarebbe limitare l’accesso ai mezzi e alle aree di servizio a chi è munito di un regolare titolo di viaggio. Una misura che, pur potendo incidere sulla prevenzione, presenta tuttavia evidenti difficoltà di applicazione sul piano logistico.

Dietro il dato ufficiale resta una quota difficile da misurare: insulti, minacce e aggressioni verbali che spesso non arrivano alla denuncia. È su questo terreno che la prevenzione, il sostegno ai lavoratori e la presenza visibile delle istituzioni diventano parte della stessa risposta.

La voce dei ferrovieri: “Siamo soli, i dati ufficiali non raccontano la realtà”

«Io modulo il mio lavoro per non aver bisogno delle forze dell’ordine». Inizia così lo sfogo amaro di chi, ogni giorno, vive la trincea dei collegamenti ferroviari della nostra regione. A fronte di migliaia di treni che quotidianamente attraversano l’Emilia-Romagna, emerge uno scollamento profondo tra le statistiche ufficiali sulla sicurezza e la reale quotidianità vissuta dal personale viaggiante. Una realtà ben nota a chi lavora sui convogli, dove si sceglie spesso di “ingoiare il rospo”, provando a ricucire le tensioni in autonomia pur di portare a termine il servizio ed evitare l’escalation.

L’assenza della Polfer e la sensazione di abbandono

Il nodo centrale della testimonianza riguarda la scarsa presenza della Polizia Ferroviaria. Salvo rari casi di reati penalmente perseguibili, gli interventi a bordo sembrano diventati un miraggio. Di fronte a passeggeri esagitati, le richieste di aiuto spesso non trovano riscontro per mancanza di personale o perché le chiamate vengono rifiutate. I presidi sul territorio risultano ridotti all’osso: a Ravenna la copertura è limitata alla sola fascia mattutina, mentre la domenica non vi è alcuna pattuglia disponibile nell’intera tratta nevralgica tra Bologna e Ancona. «Siamo soli», ammette il lavoratore, raccontando di episodi in cui, persino sollecitando ripetutamente l’intervento delle forze dell’ordine durante le soste tra Bologna e Piacenza, l’attesa si è risolta in un nulla di fatto, lasciando il personale in balia degli eventi.

Una quotidianità fatta di aggressioni taciute

Questo senso di isolamento genera un preoccupante circolo vizioso che falsa i numeri ufficiali. Sporgere denuncia significa spesso perdere ore preziose in uffici sguarniti, senza alcuna garanzia di risoluzione, motivo per cui la maggior parte degli episodi non viene mai segnalata. Le aggressioni verbali, le minacce, le continue ostilità quotidiane – stimate anche in venti episodi al giorno da chi vive direttamente i vagoni – restano confinate al silenzio di chi lavora. I dati formali si svuotano così di significato, rivelandosi incapaci di mappare una situazione logorante in cui svolgere le proprie mansioni con normalità è diventato, a tutti gli effetti, un’impresa impossibile.

 

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