A raccontare di più sul Cesena Rugby, per coglierne gli aspetti principali, è il coordinatore stesso della società, Luca Crociani.
Per andare avanti, a volte bisogna passare la palla indietro…
Uno sport di contatto che insegna il rispetto, una squadra che ha bisogno delle differenze e una palla che, per arrivare alla meta, deve viaggiare all’indietro. Dal 1970 il Cesena Rugby prova a trasformare questi paradossi in un modo di fare sport, crescere e stare insieme…
«Perché un bambino dovrebbe giocare a rugby? E, soprattutto, perché un genitore dovrebbe accompagnarcelo»
«Vista da fuori, la risposta non è così scontata. Nel rugby ci si sporca. Si cade. Ci si scontra. La palla rimbalza spesso dove vuole lei. E, dettaglio non trascurabile, per andare avanti bisogna passarla indietro. Sembra quasi uno sport costruito sui paradossi. Forse è proprio lì che bisogna cercare il suo senso.»
«Ma il rugby non è violento?»
«È probabilmente la prima domanda. Il rugby è uno sport di contatto. Negarlo sarebbe inutile. Ma contatto e violenza non sono la stessa cosa. Il contatto si insegna, si controlla, si introduce progressivamente. Un bambino impara a conoscere il proprio corpo, a rispettare quello dell’avversario e a muoversi dentro regole precise. Puoi essere determinato. Puoi lottare per ogni metro. Ma non puoi fare quello che vuoi. Perché esiste un limite. E così uno sport fisicamente duro finisce per insegnare una cosa sorprendentemente semplice: la vera forza è sapere quando fermarla.»
«E se mio figlio non ha il fisico da rugbista?»
«Qual è, esattamente, il fisico da rugbista? Quello grande? Serve. Quello piccolo e veloce? Serve anche lui. Quello robusto, quello agile, quello resistente, quello che vede uno spazio un secondo prima degli altri?Servono tutti. Il rugby ha bisogno delle differenze. Non chiede a tutti di essere uguali. Chiede a ciascuno di capire che cosa può dare agli altri. Per un bambino può essere una scoperta importante: non deve assomigliare agli altri per essere utile agli altri».
«E se è timido? Se non vuole essere il migliore?»
«Va bene anche così. Perché nel rugby non tutti devono segnare una meta. C’è chi porta il pallone. Chi apre uno spazio. Chi sostiene. Chi recupera. Chi arriva un attimo dopo e permette al gioco di continuare. Una squadra funziona anche grazie a gesti che magari nessuno applaudirà. E allora si può imparare presto una cosa che fuori dal campo dimentichiamo spesso: si può essere importanti senza essere sempre protagonisti».
«E quando sbaglia?»
«Sbaglierà. Perderà un pallone. Farà una scelta sbagliata. Perderà una partita. Ed è giusto così. Perché forse lo sport giovanile non dovrebbe insegnare soltanto come si vince. Dovrebbe insegnare soprattutto che cosa facciamo quando non ci riusciamo. Nel rugby si cade spesso. La parte interessante viene dopo. Ci si rialza. Non per dimostrare di essere invincibili, ma perché il gioco continua e qualcuno accanto a noi ha ancora bisogno che torniamo in piedi».
«Ma perché la palla si passa indietro?»
«È forse la regola più strana del rugby. Ed è quella che lo racconta meglio.La meta è davanti, ma la palla la passi a qualcuno che sta dietro di te. Per andare avanti hai bisogno di qualcuno alle tue spalle. Puoi correre da solo per qualche metro. Puoi superare un avversario. Puoi fare la giocata più bella della partita. Ma prima o poi avrai bisogno di un compagno. E quel compagno deve esserci. Deve averti seguito. E tu devi fidarti abbastanza da lasciargli la palla. Da bambini si chiama passaggio. Da adulti, forse, si chiama fiducia».
«Quindi il rugby insegna i valori?»
Attenzione. “Valori” è una parola importante, ma usata troppo rischia di diventare uno slogan. Nessuno sport educa automaticamente un bambino. Servono allenatori preparati. Società responsabili. Famiglie presenti. Adulti capaci di dare l’esempio. Il rugby offre il terreno. Rispetto. Responsabilità. Sacrificio. Coraggio. Fiducia. Appartenenza. Poi sono le persone a trasformare quelle parole in comportamenti. Perché essere una squadra non è qualcosa che si dice. È qualcosa che si fa».
E poi c’è Cesena…
«Qui la storia comincia nel 1970. Più di cinquant’anni dopo, il dato forse più significativo non è una vittoria, una classifica o il risultato di una partita. Sono le persone. Oggi attorno al Cesena Rugby si muovono oltre 250 tra bambine, bambini, ragazze, ragazzi, adulti, tecnici, dirigenti, volontari e staff. Duecentocinquanta, però, è soltanto un numero.Dietro ci sono volti. C’è un bambino di tre anni che entra al campo tenendo la mano di mamma o papà. C’è chi comincia nel MiniRugby e cresce insieme alla propria squadra. C’è chi gioca, chi allena, chi accompagna. Chi traccia un campo, sistema un pallone, organizza una trasferta o decide semplicemente di regalare qualche ora del proprio tempo. Il percorso parte dal MiniRugby, dai 3 ai 12 anni, dove bambine e bambini giocano insieme, e continua nel settore giovanile dai 13 ai 18 anni. Le ragazze, dopo il percorso condiviso fino ai 12 anni, possono proseguire nelle squadre femminili. E con il Touch Rugby, attività mista, inclusiva, divertente e senza placcaggio, anche gli adulti possono scoprire la palla ovale. È sport. Ma è anche qualcosa che succede attorno allo sport. Famiglie che si conoscono. Ragazzi che crescono insieme. Adulti che mettono a disposizione esperienza e tempo. Generazioni diverse che finiscono per condividere lo stesso campo. Forse, allora, una società sportiva non si misura soltanto da quante persone riesce a iscrivere. Si misura anche da quante persone riesce a mettere in relazione».
«Allora, perché portare un bambino a giocare a rugby?»
«Non perché debba diventare un rugbista. Magari giocherà per dieci anni. Magari per due. Magari un giorno scoprirà che il suo sport è un altro. Ma nel frattempo potrebbe aver imparato qualcosa. Che essere diversi può essere utile. Che un avversario non è un nemico. Che si può essere importanti senza stare al centro. Che perdere non significa fallire. Che cadere fa parte del gioco, rialzarsi anche. E che quasi nessuna meta si raggiunge davvero da soli. Potrebbe soprattutto portarsi dietro uno dei paradossi più belli di questo sport:per andare avanti, a volte, bisogna fidarsi abbastanza di qualcuno da passargli la palla indietro».
Per informazioni e iscrizioni: info@cesenarugby.it oppure 333 3696838 oppure 324 8836045 oppure al Centro sportivo di via Montefiore 915 – Cesena.

