Saul Bravetti, da Cesenatico a Frank Lloyd Wright

All’angolo tra viale Roma e viale dei Mille, a due passi da piazza Andrea Costa e dal lungomare di Cesenatico, sorge uno degli edifici più riconoscibili della cittadina: il Palazzo del Turismo. Inaugurato nel 1959, è l’opera che meglio racconta la maturità architettonica di Saul Bravetti (Cesenatico, 1907 – Savignano sul Rubicone, 1971), uno dei primi architetti romagnoli laureati e tra i più attivi nel ridisegnare il volto moderno del territorio tra anni Trenta e Sessanta.

Saul BravettiSaul Bravetti, un architetto tra Romagna e Europa

Nato a pochi passi dal Porto Canale, Bravetti si forma a Bologna e Roma, dove si laurea nel 1931 alla Regia Scuola Superiore di Architettura. Nei primi anni di attività aderisce al Razionalismo, collaborando con Luigi Piccinato ai piani regolatori di Terni e Forlì e progettando opere come la Casa del Fascio di Cesenatico (oggi Biblioteca Comunale) e Villa Placucci.

Durante la Seconda guerra mondiale viene fatto prigioniero in Africa e deportato in America: è proprio negli Stati Uniti che ha modo di conoscere l’opera di Frank Lloyd Wright, padre dell’architettura organica. Tornato in Italia, stabilisce il suo studio a Cesena e, negli anni Cinquanta, il suo linguaggio evolve verso un organicismo declinato in chiave romagnola.

Un “manifesto” dell’organicismo romagnolo

Nel 1956 l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Cesenatico incarica Bravetti di progettare la sua nuova sede. Il cantiere si apre nello stesso anno e si conclude tre anni dopo, nel 1959, con la realizzazione di un edificio che diventa subito un punto di riferimento visivo e funzionale per la cittadina balneare.

Il Palazzo del Turismo è considerato il manifesto dell’adesione di Bravetti all’organicismo, come sottolineano le schede regionali sul patrimonio architettonico contemporaneo. L’influenza di Wright è leggibile nelle pensiline aggettanti, nel ritmo delle aperture e nell’idea di un’architettura che si apre allo spazio pubblico invece di chiudersi su se stessa.

galleria bragozzo palazzo del turismo

La piazza coperta e i pilastri “ad ombrellone”

La pianta dell’edificio si organizza attorno a due elementi principali: un vuoto quadrilatero pubblico e un volume a “L” che contiene gli spazi funzionali. Al centro del vuoto si sviluppa una piazza coperta, articolata su più livelli e animata da una vasca d’acqua che ne accentua il carattere di spazio collettivo e di sosta.

L’elemento più iconico è però la copertura, sorretta da due grandi pilastri centrali in calcestruzzo armato che si ramificano in alto come aste di ombrellone. Questi sostegni “alberiformi” riducono il numero di colonne necessarie e trasformano la struttura portante in un vero e proprio segno architettonico, immediatamente riconoscibile sia dall’interno sia dall’esterno e che ricordano il boom turistico di quegli anni.

Funzioni e spazi interni

Il Palazzo del Turismo si sviluppa su quattro livelli, di cui uno interrato adibito a servizi tecnici e depositi. Ai primi due piani trovano posto gli uffici dell’Azienda di Soggiorno e una serie di servizi per i bagnanti, in linea con la vocazione turistica dell’edificio.

Al terzo piano è collocata una sala conferenze a doppia altezza, direttamente collegata alla terrazza panoramica attraverso ampie vetrate. Questo spazio, pensato per incontri, mostre e eventi, completa la funzione dell’edificio come luogo non solo amministrativo, ma anche culturale e di aggregazione.

Un simbolo per Cesenatico e la Riviera

Oltre al Palazzo del Turismo, Bravetti lascia a Cesenatico altre opere significative: la già citata Casa del Fascio/Biblioteca, lo Stabilimento Balneare Marconi (1970) e il ristorante-mostra enologica Domus Popilia(1971). Nel 2005 il Comune gli intitola una piazza, riconoscendo il ruolo centrale dell’architetto nella costruzione dell’immagine moderna della città.

Oggi il Palazzo del Turismo ospita l’Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica (IAT) del Comune di Cesenatico e rimane uno dei simboli dell’architettura del dopoguerra sulla Riviera Romagnola. La sua piazza coperta, i pilastri ramificati e il rapporto con l’acqua ne fanno un caso di studio rilevante per chi si occupa di architettura organica in Italia e di come il linguaggio moderno sia stato interpretato in un contesto balneare e turistico.

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