Il nodo è il novellame
La fase più delicata riguarda però soprattutto le cozze giovani, il cosiddetto novellame. La raccolta del prodotto destinato alla vendita si concentra generalmente tra marzo e la fine di agosto, mentre durante l’estate viene effettuata la nuova semina delle piccole cozze, che vengono inserite nelle calze e lasciate crescere in vista della stagione successiva.
Ed è proprio questa produzione futura a destare le maggiori preoccupazioni. Se una parte consistente della raccolta dell’annata si era già conclusa, il caldo delle ultime settimane rischia infatti di compromettere il lavoro fatto sui nuovi impianti.
Per questo gli acquacoltori hanno scelto di fermare temporaneamente le attività nei vivai, aspettando che le condizioni del mare migliorino. L’obiettivo è che la temperatura dell’acqua torni almeno nell’ordine dei 26-27 gradi, una soglia considerata più favorevole alla sopravvivenza dei mitili.
Un settore importante per l’Adriatico
La situazione di Cesenatico si inserisce in un quadro più ampio che coinvolge la molluschicoltura dell’Emilia-Romagna. Lungo la costa regionale sono attivi oltre trenta impianti in mare, con una produzione complessiva che si aggira intorno alle 20mila tonnellate di cozze all’anno.
Una parte molto consistente del prodotto, circa il 95%, viene destinata ai mercati fuori regione e all’estero.
Gli operatori guardano quindi con attenzione all’evoluzione delle condizioni marine. Dopo un’estate caratterizzata da temperature particolarmente elevate, la speranza è che un raffreddamento dell’acqua e la progressiva scomparsa delle mucillagini possano consentire la ripresa delle attività e soprattutto salvaguardare il novellame destinato alla prossima stagione.

