La campagna

Il sistema agroalimentare è sotto stress e, in uno scenario segnato dalla crisi climatica e dall’instabilità geopolitica, ridurre lo spreco alimentare diventa una necessità sempre più urgente, anche dal punto di vista economico. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, presentato nell’ambito della campagna pubblica “Spreco Zero”.

In Italia si registra comunque un segnale positivo: lo spreco alimentare è sceso sotto la soglia dei 500 grammi pro capite alla settimana, attestandosi a 493,7 grammi. Un dato che resta significativo, soprattutto nel confronto con gli Stati Uniti, dove il consumo sprecato raggiunge i 775,7 grammi a persona ogni sette giorni.

Le dichiarazioni di Angelo Malossi, presidente Confcommercio

«Lo spreco alimentare è una questione che riguarda l’intera filiera e sulla quale anche il mondo della ristorazione può dare un contributo concreto – sottolinea Angelo Malossi, presidente di Fipe Confcommercio Cesenate –. Ogni alimento che viene acquistato, preparato e poi non consumato rappresenta una perdita di valore e di risorse. Per questo è fondamentale lavorare sulla prevenzione e sulla consapevolezza, sia da parte degli operatori sia dei consumatori». Un’attenzione particolare riguarda i consumi fuori casa. «Nei ristoranti dobbiamo continuare a promuovere comportamenti virtuosi, dalla corretta gestione delle materie prime alla possibilità di adeguare le quantità alle effettive esigenze del cliente – prosegue Malossi –. Anche un gesto semplice come chiedere di portare a casa ciò che non è stato consumato può contribuire a ridurre lo spreco». In questa direzione si inserisce il progetto “Rimpiattino”, promosso da Fipe in collaborazione con Comieco, che favorisce l’utilizzo della doggy bag nei ristoranti. «È uno strumento concreto che aiuta a cambiare un’abitudine e a considerare normale portare con sé il cibo non consumato. Dobbiamo superare ogni eventuale imbarazzo e trasformare questo gesto in una pratica sempre più diffusa».

La prevenzione passa inoltre dalla capacità di adattare l’offerta ai cambiamenti sociali. «Le famiglie sono sempre meno numerose e cambiano le abitudini di consumo – osserva il presidente Malossi –. Occorre quindi prestare attenzione alle quantità, alle porzioni e alla possibilità di proporre soluzioni più flessibili, evitando di preparare più cibo di quanto effettivamente necessario». Accanto alle azioni concrete resta fondamentale la sensibilizzazione. «Iniziative come “Love Food, No Waste”, che coinvolge gli operatori attraverso formazione e valorizzazione delle buone pratiche, vanno nella direzione giusta. Anche sul Cesenate dobbiamo continuare a costruire una cultura più attenta e responsabile: ridurre lo spreco significa tutelare l’ambiente, contenere i costi e soprattutto valorizzare il cibo e il lavoro che c’è dietro ogni alimento».

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