Sanità, sei Regioni al Governo: «Servono 5,5 miliardi, non 2,5»
Sei presidenti di Regione chiedono al Governo di destinare almeno 5,5 miliardi di euro aggiuntivi al Fondo sanitario nazionale nella prossima legge di Bilancio. L’appello arriva da Michele de Pascale per l’Emilia-Romagna, Stefania Proietti per l’Umbria, Alessandra Todde per la Sardegna, Eugenio Giani per la Toscana, Roberto Fico per la Campania e Antonio Decaro per la Puglia. Al centro della presa di posizione congiunta ci sono le indiscrezioni su uno stanziamento inferiore a 2,5 miliardi nella Finanziaria 2027, giudicato insufficiente rispetto alle necessità del sistema.
L’appello: «La sanità sia la priorità della manovra»
I sei presidenti richiamano la cifra indicata dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che avrebbe quantificato in 5,5 miliardi le risorse aggiuntive necessarie per sostenere il Fondo sanitario nazionale. La distanza con gli importi circolati nelle ultime ore, sostengono, sarebbe troppo ampia.
«Il Governo ascolti il proprio ministro della Salute», affermano. Per i governatori, un finanziamento inferiore alle richieste rischierebbe di allargare il divario tra i bisogni reali della sanità pubblica e la capacità delle strutture di offrire assistenza in tempi adeguati.
La richiesta non riguarda soltanto il riparto delle risorse tra i territori, ma la dimensione complessiva del finanziamento. Le Regioni dichiarano di essere disponibili al confronto e a fare la propria parte, auspicando una posizione comune anche da parte delle amministrazioni guidate da maggioranze politiche diverse. Nel comunicato viene citata, in particolare, la linea espressa dall’assessore lombardo alla Salute Guido Bertolaso.
I dati sulla spesa sanitaria e il nodo del Pil
Nel documento i presidenti richiamano le proiezioni contenute nel Documento di finanza pubblica e certificate dalla Corte dei Conti. Secondo queste stime, la spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil passerebbe dal 6,14% del 2026 al 5,78% del 2029.
Un dato che, secondo de Pascale, Proietti, Todde, Giani, Fico e Decaro, segnala una tendenza da invertire. «Non è possibile chiedere alla sanità pubblica di fare sempre di più con risorse che non crescono in misura adeguata all’inflazione», osservano i sei presidenti.
La questione, per le Regioni firmatarie, non può essere rinviata. La prossima Finanziaria dovrà affrontare un sistema sottoposto a pressioni crescenti: aumento dell’età media della popolazione, maggiore domanda di assistenza, rinnovi contrattuali del personale, crescita del costo di farmaci e dispositivi medici, oltre ai rincari energetici.
Liste d’attesa e diritto alle cure
Il timore espresso dai governatori riguarda l’impatto diretto sui cittadini. Un finanziamento pubblico insufficiente, avvertono, renderebbe più difficile intervenire sulle liste d’attesa e garantire un accesso uniforme alle prestazioni. Il rischio è che aumenti il ricorso alla sanità privata, con conseguenze più pesanti per chi non può sostenere di tasca propria i costi delle cure.
«In gioco c’è la tenuta del Servizio sanitario nazionale», sottolineano i sei presidenti, legando la partita delle risorse a un principio costituzionale: il diritto alla salute non può dipendere dal reddito o dalle condizioni economiche delle persone.
L’appello è rivolto a tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione. La richiesta è di collocare il finanziamento della sanità pubblica al centro della legge di Bilancio 2027, partendo almeno dalla soglia indicata dal ministro Schillaci.






