a cura di Silvia Togni per la Ludla

Una curiosa indagine sul dialetto romagnolo e il mare

Il dialetto della Romagna orientale, anche quando italianizzato, è ‘intriso’ d’acqua. Basti pensare a ‘pialassa’, la laguna litoranea salmastra del ravennate, o a ‘padellone’, il caratteristico capanno da pesca in bilico su canali e valli della bassa, termini che lasciano perplessi anche i vicini emiliani. Perfino i nomi delle piccole imbarcazioni a fondo piatto, tipiche delle zone vallive, cambiano nome da località a località: dalla maròta comacchiese, alla batana del ravennate e a Cesenatico, alla burchièla cervese. Ma è nel dialetto che si presentano le espressioni più colorite legate al mondo del mare e della marineria di un tempo, a partire dalle vele delle imbarcazioni in uso nei nostri porti, da Rimini a Porto Garibaldi, fino ad un secolo fa. Ad esempio il verbo riflessivo inrandês, come ciapê la rânda, prendere la randa, deriva dal nome della vela armata sull’albero principale (o sull’albero unico) di un’imbarcazione a vela, quindi quella più importante.

Fat dê int e’ fioch

Un altro simpatico verbo dê int e’ fioch, cioè mandare a quel paese, ha origine dal ‘fiocco’, una vela triangolare issata tra l’albero più a prua di un’imbarcazione e l’estremità della prua o del bompresso. D’altro canto, quando un Romagnolo è privo di energie per affrontare la giornata, usa dire incù a n fègh briða vela, oggi non c’è vento a sufficienza per farmi navigare. Un’espressione simile ma meno corrente è no avê la doga, non essere in grado di fare qualcosa perché privo delle doghe del fasciame, tipico delle barche. Per queste ragioni una persona può ësar þò ad côrda, demoralizzata e portata a dej la möla, lasciar perdere un progetto o un intento, tutte espressioni mediate dal linguaggio dei marinai.

la tësta d’un sardon

Anche di persona poco perspicace o particolarmente credulona si usa dire che l’ha la tësta d’un sardon o che e’ bëcha e’ paganël, tutte specie di pesci facilmente pescati nell’alto Adriatico. Parlando di gente di mare, fu nelle osterie ravennati che comparvero i primi orecchini ai lobi delle orecchie maschili, prima della moda in voga dagli anni ‘80: la barchitina non era altro che l’orecchino portato dai marinai all’orecchio sinistro. Chissà se lo portavano già gli antichi classiari della flotta augustea del I secolo…

In collaborazione con l’Associazione Istituto Friedrich Schürr

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