Caso Missiroli, la memoria della difesa
CERVIA – Si infiamma la battaglia legale attorno alla figura di Mattia Missiroli, il sindaco dimissionario di Cervia indagato per presunti maltrattamenti in famiglia. In vista dell’udienza davanti al Tribunale della Libertà di Bologna, la strategia difensiva punta a ribaltare completamente la narrazione dell’accusa.
Secondo quanto riportato dal Corriere Romagna, la memoria depositata dall’avvocato Ermanno Cicognani delinea un quadro di forte conflittualità legata alla separazione in corso, ipotizzando che le denunce della moglie siano mosse da un movente economico e dalla volontà di strumentalizzare il procedimento penale in sede civile.
Le incongruenze sollevate dalla difesa
Il fulcro della tesi difensiva risiede nelle presunte contraddizioni emerse durante la notte tra il 4 e il 5 dicembre, quando la donna si è recata al pronto soccorso. Secondo la memoria difensiva, la versione dei fatti sarebbe mutata sensibilmente nel giro di poche ore:
Secondo la difesa di Missiroli, La vicenda prima è stata descritta come “caduta accidentale”, poi è diventata “colluttazione” e infine “violenze sistematiche”; il tutto nel giro di quattro ore.
Viene citato un dettaglio post-dimissioni: la donna si sarebbe fermata ad acquistare delle paste in un bar di Argenta prima di rientrare, un comportamento ritenuto dalla difesa incompatibile con lo stato di shock descritto.
Foto e video sotto la lente
Un altro punto cruciale riguarda il materiale probatorio. La difesa di Missiroli contesta la genuinità di foto e video consegnati agli inquirent sollevando dubbi su una possibile manipolazione.
Anche sull’installazione di un GPS nell’auto della moglie — interpretato dall’accusa come uno strumento di controllo e stalking — la difesa ribatte: si sarebbe trattato di un semplice dispositivo antifurto, privo di finalità vessatorie.
La richiesta del carcere
Al centro dell’udienza ci sarà la richiesta della Procura di Ravenna, firmata dal sostituto procuratore Angela Scorza, che insiste per la misura cautelare del carcere. Una richiesta definita “sproporzionata” dal legale di Missiroli, il quale sottolinea come il sindaco si sia già allontanato spontaneamente dalla casa familiare, annullando di fatto ogni pericolo di reiterazione del reato.
Dalle testimonianze dei figli minori, sentiti in ambiente protetto, emergerebbe inoltre la figura di un padre “remissivo”, in un contesto di conflittualità reciproca che, per la difesa, non configurerebbe il reato di maltrattamenti sistematici.

