Lorenzo Mini, fotografo cesenaticense, si è aggiudicato il prestigioso “AIPAI PHOTO CONTEST 2026” con il progetto “Colonie e Industria”.
Abbiamo chiesto a Mini da dove nascesse l’interesse per le colonie: spesso vengono distrutte o, nella migliore delle ipotesi, riqualificate. Lui ci ha vinto un premio…
“Mi hanno sempre affascinato, sarà perchè abito a Cesenatico. Si tratta di un progetto al quale ho lavorato per anni insieme ad altri fotografi e che ci ha portati in giro per tutta Italia. Avremo visitato circa un centinaio di colonie. Abbiamo raccolto il lavoro, fatto un bell’editing dei materiali e coadiuvati dalla fotografa Silvia Camporesi, dall’architetto Massimo Bottini e Andrea Bergamaschi, nel 2017 ne è uscito un libro. “Colonie”, edito da Danilo Montanari di Ravenna.”
In cosa consiste il contest organizzato da AIPAI e con quali lavori ti sei presentato…
“Il concorso ideato da dall’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, giunto alla sua quarta edizione, nasce dalla volontà di sensibilizzare e promuovere la cultura dell’industria, la memoria del lavoro, il patrimonio architettonico, tecnologico e paesaggistico dell’archeologia industriale. Personalmente, ho partecipato con sei fotografie concentrandomi sul rapporto tra colonie e industria perchè molte di queste sono appartenute ad enti: si pensi a Fiat, Montecatini, Enel, Atm di Milano…erano fabbriche che mandavano i figli degli operai, e a volte gli stessi operai, a fare terapie, cure termali…”.
Con quale motivazione è stato conferito il primo premio assoluto?
La premiazione è avvenuta lo scorso Giovedì al Politecnico di Bari, dove è allestita ora una mostra con il lavori del contest e che poi si sposterà in giro per l’Italia tra fondazioni, associazioni…
La motivazione della giuria è stata questa: “Dare corpo, sostanza e significato a un progetto fotografico sui luoghi del welfare aziendale, in particolare sulle colonie, non è impresa da poco conto. Lorenzo Mini nel suo progetto visivo dosa, con sapienza e sensibilità, spazi e profondità, esaltando sia la qualità architettonica degli edifici, sia l’assenza e il vuoto come tratto simbolico, la distanza da un’epoca irripetibile dove la fabbrica era epicentro, sogno o castigo di intere comunità.”
Immagini estrapolate dal profilo instagram di Lorenzo Mini.

