Il quadro
Negli ultimi quattro anni gli effetti dei cambiamenti climatici hanno causato danni all’agricoltura per oltre 20 miliardi di euro, tra alluvioni al Nord – con l’Emilia Romagna 2023 tra le più drammatiche – e siccità al Sud. L’emergenza è al centro della mobilitazione Coldiretti a Bologna con cinquemila agricoltori riuniti alla Fiera insieme ai vertici dell’organizzazione e alle istituzioni.
Una tendenza destinata a pesare anche nel 2026, dopo i quasi 2.800 eventi estremi registrati lo scorso anno tra nubifragi, tempeste e ondate di calore, oltre un quarto di quelli rilevati in Europa. Una minaccia diretta per il Made in Italy agroalimentare, che nella sola Emilia Romagna – cuore della Food Valley – vale oltre 37 miliardi di euro.
La proposta di Coldiretti
Per garantire acqua e sicurezza idrogeologica Coldiretti rilancia in tutta Italia la realizzazione di un grande piano invasi con sistemi di pompaggio, per raddoppiare la raccolta di acqua piovana, ridurre il rischio di esondazioni e produrre energia pulita. In questo senso la realizzazione della diga di Vetto diventa necessaria per la sicurezza idrica dell’Emilia-Romagna.
Il piano invasi con pompaggi è una priorità strategica se si considera che il 41% del valore aggiunto agricolo nazionale deriva da produzioni irrigue.
Accanto alle emergenze servono però interventi strutturali. In questa direzione vanno i 10 miliardi di euro di risorse della Politica agricola comune recuperati per gli agricoltori italiani, fondamentali per rafforzare redditi e competitività ma anche per accelerare innovazione e sostenibilità. Fondi che consentono di ammodernare le imprese con agricoltura di precisione, sistemi digitali di monitoraggio climatico e idrico, tecnologie per il risparmio di acqua ed energia e strumenti avanzati di gestione del suolo e delle colture, essenziali per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.
La mobilitazione di Bologna
La mobilitazione di Bologna rilancia infine la madre di tutte le battaglie contro la norma dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che consente a prodotti esteri – dalle carni lavorate ai trasformati vegetali – di essere venduti come italiani dopo lavorazioni minime, come ad esempio l’aggiunta di sale a un prosciutto che diventa così made in Italy. Un meccanismo che riguarda anche latticini, sughi e pasta realizzati con materie prime straniere. Da qui la richiesta dell’obbligo di etichettatura d’origine su tutti i prodotti in commercio nell’Unione Europea, per garantire trasparenza ai consumatori e tutela alle imprese agricole.

