Il caro carburante torna a mettere in difficoltà il settore della pesca italiana. Con il gasolio oltre 1 euro al litro, le principali organizzazioni della cooperazione chiedono al Governo la reintroduzione del credito d’imposta sul carburante per pesca e acquacoltura, misura ritenuta indispensabile per sostenere le imprese della filiera ittica.
La richiesta è stata avanzata al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida da AGCI Pesca e Acquacoltura, Confcooperative Fedagripesca e Legacoop Agroalimentare, che in una lettera congiunta segnalano le crescenti difficoltà economiche del comparto. Il nuovo aumento dei costi energetici, legato anche alla crisi internazionale in Medio Oriente, sta infatti incidendo pesantemente sulla sostenibilità delle attività di pesca e acquacoltura.
Il carburante per i pescherecci rappresenta una delle principali voci di spesa del settore e, in alcuni sistemi di pesca, arriva a incidere per oltre il 40% dei costi operativi. In diversi porti italiani il prezzo del gasolio per la pesca ha già superato la soglia di 1 euro al litro, con proiezioni che indicano possibili rincari fino a 1,80 euro nel breve periodo.
Secondo le organizzazioni della cooperazione, questi aumenti a doppia cifra del gasolio stanno comprimendo i margini economici delle imprese e rischiano di compromettere le uscite in mare dei pescherecci, la continuità produttiva degli impianti di acquacoltura e la stabilità occupazionale dell’intera filiera ittica italiana.
Le associazioni ricordano che, in una situazione simile di forte tensione sui prezzi dell’energia dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, il legislatore era intervenuto con misure di sostegno. In particolare, il decreto-legge 21 marzo 2022 n.21 aveva introdotto un credito d’imposta del 20% sull’acquisto di carburanti per agricoltura e pesca, successivamente esteso anche alle imprese della pesca nel secondo trimestre 2022 con il decreto-legge 17 maggio 2022 n.50.
Secondo la cooperazione, quel credito d’imposta sul gasolio per la pesca si era dimostrato uno strumento efficace per contenere gli effetti dei rincari energetici, consentendo alle imprese di continuare l’attività produttiva in un contesto di grande difficoltà.
Alla luce dell’attuale scenario internazionale e del nuovo aumento del prezzo del gasolio, il settore chiede quindi al Governo di reintrodurre con urgenza il credito d’imposta per carburante destinato alla pesca e all’acquacoltura. Un intervento che, sottolineano le organizzazioni, permetterebbe di sostenere le imprese della pesca, tutelare il reddito dei lavoratori e garantire la continuità di un comparto strategico per l’economia delle comunità costiere, la sicurezza alimentare e la presenza di pesce italiano sulle tavole dei consumatori.

