Al Parlamento europeo si è aperto ufficialmente un nuovo fronte di dibattito che potrebbe cambiare il volto fiscale del gambling digitale. Un gruppo trasversale di eurodeputati, guidato dal romeno Victor Negrescu, ha presentato l’11 marzo scorso un’interrogazione orale alla Commissione per valutare l’introduzione di una nuova risorsa propria dell’Unione legata al settore del gioco d’azzardo online.
L’obiettivo politico è ambizioso: reperire fondi stabili per finanziare priorità strategiche come l’istruzione, la salute mentale, le competenze digitali e la prevenzione delle dipendenze nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale.
Una tassa su un mercato in grande crescita
L’iniziativa poggia su proiezioni economiche rilevanti fornite dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo. Secondo le stime, un prelievo armonizzato a livello UE potrebbe generare entrate comprese tra i 2 e i 4 miliardi di euro l’anno. Estendendo questa proiezione all’intero ciclo del bilancio pluriennale, il gettito complessivo per le casse di Bruxelles potrebbe toccare i 28 miliardi di euro.
Queste stime si inseriscono in un contesto di mercato in forte espansione. Guardando ai dati più recenti del settore, pubblicati da Giochi di Slots, nel 2025 la raccolta complessiva dei giochi online ha raggiunto la cifra imponente di 77,85 miliardi di euro. Ma per comprendere la reale base imponibile di una possibile tassa, è necessario osservare il Gross Gaming Revenue ovvero la spesa effettiva dei giocatori al netto delle vincite. Sempre nel 2025, la spesa reale si è attestata a 3,337 miliardi di euro. Questo divario tra raccolta e spesa reale evidenzia l’alto tasso di ridistribuzione tipico del gioco legale. In termini di preferenze, i segmenti trainanti del mercato si confermano i Casinò Games e il Poker, seguiti da una base fedele ma più contenuta nel comparto Bingo.
Una tassa su un mercato in grande crescita
Sfide regolatorie e resistenze nazionali
I promotori dell’iniziativa sottolineano come il settore sia ormai prettamente transfrontaliero, operando su infrastrutture digitali europee mentre la tassazione rimane frammentata tra i vari Stati membri. Questa disomogeneità non solo crea distorsioni nel mercato unico, ma agevola la proliferazione di operatori illegali.
La proposta è interessante, ma il percorso verso una tassa europea appare in salita. La proposta ha già sollevato forti critiche da parte di Malta, hub strategico per l’industria del gaming. Eurodeputati maltesi di diversi schieramenti, come Peter Agius e Alex Agius Saliba, hanno già annunciato battaglia per difendere gli interessi nazionali, ricordando che ogni nuova risorsa fiscale dell’UE richiede l’unanimità dei 27 governi. A pesare, oltre alle tensioni politiche, sono anche le controversie giuridiche sulla competenza nazionale in materia di licenze e recupero delle perdite: mentre la Commissione valuta la fattibilità di un contributo dai settori “in forte espansione” che ancora non godono di una regolamentazione specifica a livello comunitario, il dibattito si sposta sulla capacità dell’Unione di trasformare un’attività digitale transfrontaliera in una risorsa solida per il benessere delle nuove generazioni.
Una nuova sfida normativa, insomma, per il futuro del gambling. Ma anche per quello dell’Unione.
