Sui social di “Quel che non sapevi”, una pagina divulgativa molto seguita che racconta curiosità, storie poco conosciute e realtà sorprendenti dall’Italia e dal mondo, si torna a parlare di Cesenatico. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato — almeno per quanto riguarda la costruzione navale.
Qui, una manciata di artigiani realizza ancora oggi, nel 2025, traghetti in legno da 350 posti interamente a mano, proprio come si faceva due secoli fa.
Protagonisti di questa storia unica sono i Cantieri Foschi, attivi sul porto canale dal 1969. Fondati da Arnaldo Foschi, maestro d’ascia, rappresentano una delle ultime realtà in Italia dove sopravvive una competenza ormai quasi scomparsa. Il mestiere è stato tramandato ai figli, senza mai cedere alla produzione industriale: niente robot, niente catene di montaggio, nessun materiale composito. Solo legno, mani esperte e conoscenze tramandate nel tempo.
La squadra che porta avanti questo lavoro si conta sulle dita di una mano, ma in oltre 50 anni di attività ha varato quasi 90 imbarcazioni. Non si tratta di piccole barche da diporto, ma di vere e proprie motonavi da lavoro e trasporto passeggeri, destinate al mare aperto. L’ultima realizzata può ospitare fino a 350 persone: un numero che, da solo, racconta la straordinaria portata di questo lavoro artigianale.
Per comprendere la scala dell’impresa, basta pensare che un traghetto di queste dimensioni viene normalmente costruito in acciaio o vetroresina, con tecnologie avanzate e investimenti milionari. A Cesenatico, invece, ogni tavola viene scelta, modellata e adattata a mano. Non esistono stampi: ogni imbarcazione è unica.
Ciò che rende i Cantieri Foschi davvero straordinari è che non si tratta di un museo o di una rievocazione storica. È un cantiere vivo, con commesse reali e barche che entrano in servizio. Il loro metodo non è nostalgia, ma eccellenza: è semplicemente il modo migliore che conoscono per costruire navi.
Fuori da Cesenatico, in Italia, questa tradizione è praticamente scomparsa. Qui invece resiste, grazie a meno di dieci persone che continuano a trasformare il legno in imbarcazioni capaci di trasportare centinaia di passeggeri.
Novanta barche in cinquant’anni. Trecentocinquanta posti. Una squadra ridotta ma straordinaria.

