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Sciopero sanità privata: adesione altissima a Forlì e Cesena, reparti chiusi e sale operatorie bloccate

Lo sciopero nazionale della Sanità Privata e delle RSA private, proclamato unitariamente da FP CGIL, CISL FP e UIL FP, ha fatto registrare numeri record nel territorio di Forlì-Cesena. Venerdì 17 aprile 2026, circa 500 operatrici e operatori locali hanno incrociato le braccia, unendosi ai 300 mila lavoratori coinvolti in tutta Italia.

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L’obiettivo della mobilitazione è chiaro: sbloccare il rinnovo dei contratti nazionali, fermi da 8 anni per la sanità privata e da ben 14 anni per le RSA.

La situazione nelle strutture del territorio: San Lorenzino, Villa Serena e Villa Igea

L’adesione a livello locale è stata definita “straordinaria” dai sindacati, portando alla chiusura di interi reparti e servizi essenziali, pur nel rispetto delle normative vigenti.

Cesena: blocco totale al San Lorenzino

Presso la struttura San Lorenzino di Cesena si è verificata una partecipazione massiccia che ha coinvolto anche il personale amministrativo. Secondo i dati sindacali, sono rimasti chiusi:

  • La Sala Operatoria.

  • L’Endoscopia.

  • Il Punto prelievi e diversi ambulatori.

Forlì: chirurgia e sterilizzazione ferme negli ospedali privati

Situazione analoga agli ospedali privati di Forlì, dove la protesta ha colpito i gangli vitali dell’attività clinica:

  • Villa Serena: chiusi i reparti di chirurgia, la sala operatoria e il reparto paganti.
  • Villa Igea: attività sospese in sala operatoria e nel reparto sterilizzazione.

Le ragioni della protesta: un divario salariale insostenibile

La rabbia dei lavoratori nasce da un impoverimento progressivo causato dal blocco contrattuale. Monica Collari, Responsabile Comparto Sanità FP CGIL Forlì Cesena, ha sottolineato come la distanza economica rispetto ai colleghi del settore pubblico sia diventata inaccettabile.

Oggi, un infermiere impiegato nel settore privato arriva a guadagnare circa 500€ in meno al mese rispetto a un collega del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). I sindacati denunciano come questa disparità avvenga a fronte di un settore che, nel 2023, ha fatturato oltre 12 miliardi di euro a livello nazionale, sostenuto in larga parte da finanziamenti pubblici tramite convenzioni e accreditamenti.

“Senza risposte la mobilitazione continuerà”

Mentre la protesta raggiungeva Piazza Santi Apostoli a Roma, il messaggio inviato al Governo e alle Associazioni Datoriali dal territorio romagnolo è stato perentorio.

Le richieste dei lavoratori includono:

  • Un aumento significativo delle retribuzioni.

  • Il miglioramento delle condizioni di lavoro.

  • Nuove assunzioni per garantire la qualità delle cure.

“I cittadini devono sapere che i disservizi sono esclusiva responsabilità di chi accumula profitti senza dare risposte,”

ha concluso Monica Collari, avvertendo che se non arriveranno segnali concreti, la mobilitazione non si fermerà.

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