Allargare le Zes anche al Nord: Legacoop Romagna appoggia la proposta del presidente di Abi

È convincente la proposta del presidente di Abi, Antonio Patuelli, di allargare ad altre aree del Paese l’esperienza delle Zes (Zone economiche speciali). Questi strumenti sono nati nel 2024 per sostenere lo sviluppo e la crescita delle Regioni interessate e oggi sono sperimentate in prevalenza nel Sud Italia.

Le ZES (Zone Economiche Speciali) sono aree geografiche delimitate, generalmente nel Mezzogiorno d’Italia, dove le imprese beneficiano di agevolazioni fiscali, contributive e semplificazioni burocratiche per favorire investimenti e sviluppo economico.

Dove sono attive oggi le Zes

Le Zes sono presenti in Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo e, dal novembre 2025, anche nelle Marche e in Umbria. Hanno prodotto risultati economici significativi in queste regioni a partire dalla riduzione delle procedure burocratiche, un incentivo che non costa nulla allo Stato centrale.

Perché non pensare di allargare l’opportunità anche alle cosiddette aree depresse e spopolate del centro-nord?

Un quadro economico che chiede risposte nuove

Il mix economico attuale del Paese è fatto di prospettive di crescita del Pil vicine allo zero, riduzione progressiva dei consumi, aumento latente dell’inflazione, costi energetici costantemente doppi o tripli rispetto ai principali competitor europei e conclusione dell’effetto traino del Pnrr.

Occorre uscire da una comfort zone che così confortevole non è più, poiché ormai è evidente a tutti come l’inizio della guerra russo-ucraina abbia messo in discussione i confini usciti dalla fine della guerra fredda, e le logiche neoimperialiste di Stati Uniti e Israele li abbiano definitivamente sepolti.

Il Sud corre più del Nord produttivo

Serve prendere atto di un dato aggiuntivo: oggi a correre, seppur al rallentatore, è più il Sud Italia che il Nord produttivo.

Lo confermano i dati tratti dal report sull’economia regionale di Banca d’Italia, dall’indagine Svimez e dalle stime preliminari di Istat, che evidenziano come, a fronte di un aumento del Pil nazionale 2025 dello 0,5%, quello del Sud sia cresciuto dello 0,6%. Ancor più significativo il dato sugli occupati, aumentati dell’1,1% a livello nazionale e dell’1,5% nel Sud Italia.

Si tratta di una tendenza inedita, che trova la sua ragion d’essere sia nell’ampio utilizzo al Sud dei fondi Pnrr, sia nella capacità di attrarre investimenti determinata proprio dalle Zes, specie in Calabria e Campania.

Energia e nuove tecnologie: i nodi da sciogliere

In questo momento, come sistema Paese, non si possono permettere indugi. Serve accompagnare la tenuta e lo sviluppo del sistema d’impresa, assumendo decisioni vere prima di tutto in campo energetico, accelerando le procedure autorizzative delle energie rinnovabili.

Occorre uscire dai tabù ideologici che, unici in Europa, stanno facendo escludere a prescindere, come avrebbe commentato Totò, un approccio concreto e lungimirante alle nuovissime tecnologie in campo nucleare. Ed è necessario attrarre in tutto il Paese nuovi investimenti, anche grazie alle Zes.

La proposta per la Romagna

Non zone franche – la cooperazione è e resterà per sempre prima di tutto un presidio di legalità, oltre che un esempio di democrazia economica – ma semplicemente aree nelle quali sia possibile programmare tempi e modi di uno sviluppo economico rispettoso dei territori, che non sia però, come spesso accade anche da queste parti, adattamento a un “si è sempre fatto così” che non convince più.

Ben venga quindi un dibattito, rapido e concreto, sulla proposta di Patuelli di allargare l’esperienza delle Zes anche ad altre aree del Paese: alla Romagna in primis, sia nelle sue aree collinari che in quelle costiere ancora in cerca di identità, e nei territori più lontani dalla via Emilia, quelli che da sempre viaggiano, come nel resto della Regione, a una velocità più ridotta.

L’obiettivo comune deve essere quello di dare a un’economia italiana ferma sulle gambe da troppo tempo una prospettiva nuova. Quella che i cooperatori romagnoli da sempre perseguono.