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Il quadro della situazione:

Il prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea 2028-2034 rischia di colpire duramente la pesca e l’acquacoltura italiane sul piano delle risorse disponibili. Secondo FedagriPesca-Confcooperative, i fondi passerebbero dagli attuali 6,1 miliardi a poco più di 2 miliardi, con un taglio di circa quattro miliardi, pari al 67%. Una riduzione che mette a rischio la capacità delle imprese di affrontare sfide decisive: dalla transizione ecologica alla sicurezza alimentare, fino alla tenuta economica e occupazionale delle comunità costiere. A rischio non sono solo i programmi di innovazione, ma anche strumenti fondamentali come il fermo pesca, indispensabile per tutelare gli stock ittici e garantire un reddito minimo ai pescatori nei periodi di stop obbligatorio.

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Goro

Le dichiarazioni del vicepresidente di FedagriPesca Emilia-Romagna

Paesanti critica le politiche europee: «Che politica è questa, se rischia di far chiudere migliaia di aziende e mettere in difficoltà milioni di lavoratori del mare?». Ricorda un dato spesso ignorato: «Oltre il 70% del pianeta è acqua e solo il 3% della terra è coltivabile. È il mare che potrà nutrire il mondo. La proteina del mare è una risorsa primaria che non possiamo trascurare».

Il fermo pesca, regolato da calendari ministeriali e regionali, coinvolge centinaia di migliaia di giorni di stop all’anno e prevede un’indennità giornaliera di circa 30 euro. «Senza adeguati finanziamenti – avverte Paesanti – questo meccanismo non è più sostenibile, con ricadute su reddito, famiglie, imprese a mare e a terra e sulla tutela delle risorse marine». Negli ultimi anni oltre il 40% delle cooperative ha avviato investimenti su efficienza energetica, sicurezza a bordo, selettività degli attrezzi e digitalizzazione. «Tagliare queste risorse significa rallentare l’innovazione e indebolire un settore già colpito dal granchio blu, da specie aliene e dai cambiamenti climatici», aggiunge Paesanti.

Le Organizzazioni dei produttori, che gestiscono oltre il 60% del pescato cooperativo nazionale, sono fondamentali per programmazione, tracciabilità e stabilizzazione dei prezzi. «Se l’Europa vuole davvero puntare su competitività e resilienza – conclude – non può marginalizzare pesca e acquacoltura. Servono strumenti concreti e una visione che unisca sostenibilità ambientale e tenuta economica e sociale».

«Non bastano riunioni o strategie astratte – chiude Paesanti –. Chi produce cibo primario va tutelato. Il 2026 deve essere l’anno della responsabilità: salvaguardare la produzione primaria significa salvaguardare il futuro del Paese e garantire che il mare continui a sfamare il pianeta».

Vadis Paesanti

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