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In merito al dibattito sulle aperture domenicali dei supermercati e alle possibili chiusure nei giorni festivi, pubblichiamo l’intervento di una lettrice di LivingCesenatico, che racconta in prima persona l’impatto del lavoro domenicale nel commercio sulla vita familiare e sulla dignità dei lavoratori.

“Vi scrivo come cittadina, come madre e come lavoratrice del reparto gastronomia di un supermercato. Scrivo perché sento il dovere di dare voce a una realtà che spesso chi consuma o chi legifera non vede: quella di una vita familiare fatta a pezzi dalla liberalizzazione degli orari dei supermercati – scrive la nostra lettrice – Da quando la legge è cambiata, la mia vita nei festivi è stata cancellata. La domenica, che un tempo era il giorno della famiglia, del riposo e dello stare insieme, per me non esiste più. È davvero indispensabile che io passi quasi dieci ore in piedi a vendere salumi mentre i miei figli sono a casa da soli?”.

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“I nostri ragazzi non conoscono più il concetto di domenica. Si lamentano che non facciamo mai nulla assieme, e hanno ragione: siamo diventati estranei che si danno il cambio sulla porta di casa. Questo è uno degli effetti meno raccontati delle aperture festive dei supermercati: famiglie spezzate da turni infiniti e orari imprevedibili. Lavorare dieci ore in gastronomia non è una passeggiata. Significa maneggiare affettatrici, coltelli e forni bollenti quando la stanchezza, dopo ore di turno senza sosta, ti toglie lucidità. È anche una questione di sicurezza sul lavoro: il rischio di infortunarsi aumenta drasticamente quando il personale è ridotto e i ritmi sono insostenibili, soprattutto nei giorni festivi – si legge nella lettera – Molti di noi si sentono lavoratori di serie B. Se il commercio deve essere un servizio pubblico h24, perché non lo sono anche i Comuni, le banche o le scuole? Perché i figli degli altri hanno diritto a una domenica al parco o a messa con i genitori, mentre i nostri no? Siamo cittadini con gli stessi doveri, ma a quanto pare con molti meno diritti. Preparare il cibo per le tavole degli altri mentre la mia resta vuota è un paradosso che non possiamo più accettare. Per questo chiedo che si torni a parlare seriamente di chiusura dei supermercati nei festivi. Chiedo che mi venga restituito il diritto di essere madre e moglie, perché la dignità del lavoro nel commercio non può essere messa in vendita 365 giorni l’anno”.

Anna Budini

Anna Budini scopre il mondo del giornalismo nel 2004 nella redazione de La Voce di Romagna. Ha poi l'occasione di passare ai settimanali nazionali, inizia così a scrivere per Visto, ma nonostante la firma sul nazionale, scopre che la sua grande passione è la cronaca locale. Dal 2016 ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera di Bologna.

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