Un progetto europeo d’avanguardia per la prevenzione e la qualità della vita
All’Irst di Meldola (FC) arriva Maya, lo specchio digitale che protegge il cuore di chi è guarito dal cancro. Grazie all’intelligenza artificiale, questo dispositivo di ultima generazione analizza movimenti e posture, fornendo consigli personalizzati su attività fisica, dieta e necessità di approfondimenti clinici.
Il progetto, finanziato con 6 milioni di euro dal programma europeo Horizon, rappresenta un’eccellenza che vede l’Italia protagonista: l’Irst ‘Dino Amadori’ è infatti l’unico centro clinico italiano selezionato (insieme al CNR) tra i cinque centri europei incaricati di sviluppare questa tecnologia entro il 2028.
Come funziona lo “specchio della salute” Maya
Maya (acronimo di Mirrors supporting healthier lives of adolescents and young adults after cancer) non è un semplice dispositivo, ma un vero e proprio hub digitale.
Analisi AI: Lo specchio utilizza un sofisticato software di intelligenza artificiale per analizzare la postura e i movimenti del paziente.
Integrazione dati: Si collega a bilance digitali, smartwatch e misuratori di pressione per raccogliere parametri biometrici completi.
Supporto in tempo reale: Il sistema confronta i dati con le linee guida cliniche e casi analoghi, suggerendo programmi di esercizio fisico, dieta e gestione dello stress.
Alert medico: In caso di segnali di rischio, lo specchio è in grado di inviare allarmi e consigliare una valutazione specialistica immediata.
Focus: prevenzione per adolescenti e giovani adulti
Il target del progetto sono i pazienti tra i 15 e i 39 anni che hanno superato una prima diagnosi oncologica. Sebbene oltre l’85% di questi pazienti superi la fase acuta della malattia, la sfida oggi è gestire il “secondo tempo”: la prevenzione degli effetti tardivi delle terapie, con un’attenzione particolare alla vulnerabilità del sistema cardiovascolare.
L’obiettivo degli sviluppatori è ambizioso: ridurre tra il 30% e il 40% gli eventi cardiaci maggiori e migliorare sensibilmente la qualità della vita dei pazienti entro il 2028.
Focus: prevenzione per adolescenti e giovani adulti
Il target del progetto sono i pazienti tra i 15 e i 39 anni che hanno superato una prima diagnosi oncologica. Sebbene oltre l’85% di questi pazienti superi la fase acuta della malattia, la sfida oggi è gestire il “secondo tempo”: la prevenzione degli effetti tardivi delle terapie, con un’attenzione particolare alla vulnerabilità del sistema cardiovascolare.
L’obiettivo degli sviluppatori è ambizioso: ridurre tra il 30% e il 40% gli eventi cardiaci maggiori e migliorare sensibilmente la qualità della vita dei pazienti entro il 2028.
Il commento delle istituzioni e dell’Irst
L’assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi, ha espresso grande soddisfazione: “È un orgoglio ospitare questa sperimentazione. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale saranno preziosissimi alleati nella tutela della salute. La scelta di Meldola conferma come il nostro sistema regionale sia riconosciuto a livello internazionale come un’avanguardia”.
Sulla stessa linea Pietro Cortesi, responsabile del Servizio di Cardioncologia dell’Irst, che sottolinea l’importanza della riabilitazione cardioncologica come pilastro dell’assistenza, e la direttrice generale Cristina Marchesi, che ribadisce il ruolo dell’Istituto come luogo d’eccellenza dove “cura e ricerca dialogano per il bene del paziente”.

