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Il ciclismo secondo Benito Budini

Ci sono persone artefici di piccole grandi rivoluzioni che scaturiscono da atti di coraggio che danno il via a nuovi percorsi. I cambiamenti nella società possono avvenire anche senza provocare scossoni, semplicemente lasciando il segno nel cuore e nelle vite delle persone. Tanto più se sono giovani.

Nessuna retorica perché questo articolo scaturisce dalle dichiarazioni spontanee di Fabrizia Pagan che ha voluto ricordare Benito Budini raccontandoci il motivo del suo legame con lo storico fondatore della Fausto Coppi.

Una tra tanti

“Ero una bambina e all’epoca nessuno pensava che una femmina potesse fare ciclismo e lui invece ci ha creduto subito, senza battere ciglio. Dopo il suo esempio diverse squadre hanno inserito in questo sport bambine fino ad arrivare ad avere categorie solo femminili”

“Ero l’unica in squadra – racconta – e gareggiavo con tutti maschi. Fu un grande uomo, un vero educatore ed era avanti anni luce. Correva l’anno 1978 e mi accettò senza dubbi, senza fare una piega; non mi fece mai sentire diversa, mi ha considerato alla pari di tutti, anche se ero l’unica in squadra”.

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“Altri mi avrebbero chiuso la porta in faccia”

“Sono convinta che una bambina appassionata di ciclismo avrebbe trovato le porte chiuse, se non ci fosse stato lui. Oggi sembra scontato ma all’epoca non lo era per niente. Pensate che negli anni ’80, alle medie, io adoravo il calcio, ma in quanto femmina ero obbligata a giocare a pallavolo”.

“Ricordo che avevo delle coppe con scritto “Prima classificata femminile”, ma ero l’unica, per forza arrivavo prima! Ad ogni modo superavo molti maschietti”.

Un ricordo per la vita

“Per me – conclude – rimarrà una persona meravigliosa ed importante per tutta la vita”.

Per chi può permettersi il lusso di leggere con attenzione le parole di Fabrizia potrà intuire quanto siano intrise del valore dello sport. Dell’essenza dello sport. E quanto sia importante tramandarlo.

Alessandro Mazza

Mi piace farmi gli affaracci vostri!

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