Agricoltura, Emilia-Romagna: approvato il nuovo piano quinquennale per il controllo della nutria
La Regione Emilia-Romagna ha ufficialmente rinnovato il piano per il controllo della nutria, estendendone la validità per il quinquennio 2026-2030. L’obiettivo è chiaro: rafforzare il contrasto a una specie invasiva che minaccia le colture, la stabilità degli argini e l’equilibrio della biodiversità locale.
Per sostenere questa iniziativa, la Regione ha potenziato il supporto finanziario, portando a 1,8 milioni di euro le risorse destinate alle Polizie provinciali, introducendo al contempo procedure più snelle per rendere gli interventi immediati ed efficaci.
Gli obiettivi del piano: sicurezza idraulica e tutela agricola
Il nuovo provvedimento non è solo una conferma, ma un potenziamento delle strategie precedenti. La nutria, classificata come specie esotica invasiva di rilevanza unionale, rappresenta un pericolo concreto per diversi settori:
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Agricoltura: Danni ingenti alle produzioni e alle colture in campo.
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Sicurezza Idraulica: Indebolimento degli argini dei canali causato dall’attività di scavo dei tunnel.
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Biodiversità: Alterazione degli habitat naturali e competizione con le specie autoctone.
L’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, ha sottolineato l’importanza della continuità: “I risultati dimostrano che la strada è quella giusta. È necessario proseguire con maggiore efficacia e coordinamento per contenere gli impatti su agricoltura, sicurezza idraulica e biodiversità.”
Strumenti operativi: confermate carabina .22 e aria compressa
Una delle novità operative confermate dal piano riguarda la strumentazione a disposizione dei soggetti autorizzati. Per aumentare la selettività e l’efficacia degli interventi, le Polizie Provinciali potranno implementare progetti che prevedano l’uso di:
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Carabina calibro 22.
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Carabina ad aria compressa non depotenziata.
L’impiego di tali strumenti rimane subordinato all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni prefettizie e della Questura territoriale. Questa scelta tecnica deriva dai positivi riscontri ottenuti nelle aree dove queste tecnologie sono già state sperimentate con successo.
Gestione del territorio e soggetti coinvolti
Il piano 2026-2030 si applica all’intero territorio regionale, incluse le aree urbane e i parchi regionali (esclusi i Parchi nazionali e le Riserve statali).
Chi può intervenire?
Le attività di controllo avvengono sotto il coordinamento delle Polizie locali provinciali e della Città metropolitana di Bologna. I soggetti abilitati all’intervento sono:
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Operatori istituzionali e guardie venatorie.
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Cacciatori appositamente formati.
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Proprietari o conduttori di fondi agricoli.
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Imprese specializzate e personale sanitario della sanità pubblica (in casi specifici).
Semplificazione burocratica
Per agevolare il lavoro sul campo, sono state introdotte semplificazioni nella rendicontazione delle attività. Procedure più snelle permetteranno alle Polizie provinciali di concentrare le risorse sull’operatività piuttosto che sugli oneri amministrativi.
I dati dei prelievi: superata quota 100mila capi nel 2025
L’efficacia delle politiche regionali è testimoniata dai numeri. Dal 2016 ad oggi sono stati prelevati oltre 856.000 esemplari. Il solo 2025 ha segnato un record con 101.175 capi, confermando un trend in crescita.
I numeri dell’emergenza: i prelievi provincia per provincia
L’efficacia delle strategie messe in campo è confermata dai numeri: dal 2016 ad oggi sono stati rimossi oltre 856.000 esemplari su tutto il territorio regionale. Il solo 2025 ha segnato un picco significativo, superando la soglia dei 101.000 capi prelevati, con una distribuzione che riflette la diversa pressione della specie nelle varie aree della regione.
Il primato degli interventi spetta alla provincia di Ferrara, con ben 46.623 esemplari, seguita da Modena che ha registrato 22.276 prelievi. Numeri consistenti si rilevano anche nel bolognese, con 12.412 capi, e a Reggio Emilia, dove gli abbattimenti sono stati 11.378.
Più contenuti, ma comunque rilevanti per la tutela degli habitat locali, sono i dati registrati a Ravenna (4.590), Parma(2.865) e Forlì-Cesena (615). Chiudono la statistica le province di Piacenza e Rimini, rispettivamente con 375 e 41 esemplari prelevati. Questi dati confermano come la sfida sia particolarmente serrata nelle zone di pianura e nelle aree con una fitta rete di canali irrigui.

