Nei giorni scorsi abbiamo raccontato la segnalazione arrivata da una famiglia di Villalta, relativa alla morte di Mimì, una gatta di 12 anni trovata senza vita nella notte del 10 agosto. I proprietari avevano ipotizzato che l’animale potesse essere stato aggredito da un lupo, dopo che la sera precedente era stata segnalata la presenza di due animali nella zona.
La vicenda ha suscitato diverse reazioni sui social, alcune delle quali hanno preso di mira direttamente i proprietari di Mimì.
Ci dispiace che la pubblicazione della notizia abbia contribuito, anche indirettamente, a esporre la famiglia a commenti e insulti che nulla hanno a che vedere con il confronto su una notizia.
Allo stesso tempo, riteniamo opportuno chiarire il contesto nel quale è nato l’articolo.
Quando un giornalista, presentandosi come tale, contatta una persona e chiede informazioni, ricostruzioni e fotografie, lo fa nell’ambito del proprio lavoro: raccogliere elementi e testimonianze per informare i lettori e realizzare un articolo.
Nel caso di Mimì, abbiamo riportato la ricostruzione fornita dai proprietari. L’intento era raccontare una segnalazione arrivata dal territorio e la preoccupazione manifestata dai residenti, non stabilire responsabilità o trasformare la vicenda in qualcosa di diverso.
Non era nostra intenzione enfatizzare più del dovuto la perdita dell’animale, né tantomeno alimentare una contrapposizione sui social, e di questo ce ne scusiamo.
Resta però il principio per cui il compito di un giornale è raccogliere testimonianze, verificare per quanto possibile le informazioni e raccontare ciò che accade sul territorio. Criticare un articolo è sempre legittimo; gli insulti personali, invece, sono un’altra cosa e non possono essere giustificati dalla discussione su una notizia.
