La nuova fase di tensione internazionale in Medio Oriente si riflette anche sul costo della vita in Italia. L’aumento dei prezzi di beni e servizi, alimentato in particolare dalle tensioni sul comparto energetico, potrebbe tradursi in una maggiore spesa per le famiglie nel corso del 2026.
Secondo una stima elaborata dal Codacons sulla base dell’inflazione acquisita dall’Istat e ipotizzando che i prezzi rimangano sui livelli attuali, l’impatto varia sensibilmente a seconda della composizione del nucleo familiare.
L’Istat, nei dati preliminari di settembre, indica un’inflazione annua del 4,2% e un’inflazione acquisita per il 2026 pari al 3,1%. L’accelerazione è legata soprattutto all’andamento dei prezzi dei prodotti energetici, che a settembre hanno registrato una crescita del 22,3% su base annua.
Quanto aumenta la spesa delle famiglie
A parità di consumi rispetto al 2025, il Codacons stima un aggravio di 667 euro nell’arco dell’anno per un pensionato che vive da solo.
Per un single con meno di 35 anni, la maggiore spesa stimata raggiunge invece 704 euro, mentre una coppia senza figli potrebbe arrivare a spendere 1.167 euro in più.
Il conto cresce con l’aumentare dei componenti della famiglia. Per un nucleo monogenitoriale l’incremento stimato è di 976 euro; per una coppia con un figlio sale a 1.281 euro e arriva a 1.415 euro per una famiglia con due figli.
Le cifre rappresentano una simulazione basata sull’ipotesi di consumi invariati e di prezzi che restino sui livelli considerati nell’elaborazione. Non si tratta quindi di una spesa aggiuntiva già sostenuta, ma di una stima dell’impatto dell’inflazione sul bilancio familiare.
Rincari diversi anche in base al lavoro
L’effetto dell’aumento dei prezzi cambia anche in relazione alla principale fonte di reddito della famiglia.
Secondo l’elaborazione del Codacons, considerando la condizione professionale del capofamiglia nella classificazione Istat, la maggiore spesa annua stimata sarebbe di 701 euro per un disoccupato.
Per un nucleo in cui il principale reddito proviene da un operaio, l’incremento arriva a 936 euro. La cifra sale a 1.259 euro per un quadro o dirigente e raggiunge 1.616 euro per un imprenditore o libero professionista.
Energia e carburanti tra i fattori di pressione
L’andamento dell’inflazione negli ultimi mesi mostra un peso crescente della componente energetica. A settembre, secondo l’Istat, i prezzi dei beni energetici hanno registrato un aumento del 22,3% su base annua, mentre il tasso complessivo dell’inflazione è salito al 4,2%.
Il quadro si inserisce in una fase caratterizzata dall’aumento dei costi energetici e dei carburanti, con possibili ripercussioni anche su trasporti, produzione e prezzi finali di beni e servizi.






