Il punto della situazione
Mentre il sistema bancario italiano registra anche nel 2025 utili record ai massimi storici, il territorio di Forlì-Cesena si trova ad affrontare una progressiva e drammatica smobilitazione dei servizi creditizi di base.
- Si riducono gli sportelli: da giugno 2016 a giugno 2026, la provincia ha perso 113 sportelli bancari (da 306 a 193 filiali ovvero – 36,9%);
- Si riduce parallelamente il numero degli addetti del settore con un crollo dell’occupazione;
- Da ultimo nel biennio 2025-2026 si registra un notevole aumento dell’eliminazione del servizio di cassa/prima accoglienza, soprattutto nei grandi Gruppi.
La combinazione e gli effetti di meno sportelli, meno addetti, eliminazione del servizio di casse fisiche con operatore/prima accoglienza in nome di progetti “cash-less” dove le operazioni devono essere effettuate autonomamente dalla clientela attraverso ATM e TOTEM evoluti fa crescere in modo esponenziale le difficoltà della cosiddetta “desertificazione bancaria”.
Il fenomeno “desertificazione bancaria” non è più solo quantitativo (minor numero di sportelli nel territorio) ma sempre più qualitativo, con il crescente trasferimento all’operatività automatizzata e ai canali digitali.
Cosa chiedono FISAC CGIL e SPI CGIL di Forlì Cesena
Come già denunciato in un convegno sulla desertificazione bancaria a Bertinoro nel marzo 2024, mantenere il rapporto di fiducia con il territorio richiede ascolto, presenza e responsabilità sociale, non riorganizzazioni calate dall’alto, solo per diminuire i costi. Per tali ragioni FISAC CGIL e SPI CGIL di Forlì Cesena ritengono necessario che le riorganizzazioni bancarie vengano ridiscusse ascoltando i territori, i Comuni e le parti sociali, nel rispetto dell’art. 47 della Costituzione Italiana che incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme e disciplina l’esercizio del credito, perché la banca non è un servizio qualsiasi ma custodisce i risparmi e la stabilità sociale delle nostre comunità.
Le dichiarazioni di Montalti e Valentini
In un territorio dove gli over 65 sono più di un quarto dei residenti e gli over 75 quasi il 15%, per il sindacato dei pensionati della CGIL di Forlì Cesena – afferma Paolo Montalti segretario generale SPI CGIL Forlì Cesena– “È forte la preoccupazione per gli effetti di una transizione digitale accelerata, che rischia di tradursi in un’intollerabile esclusione sociale. La cancellazione del servizio di cassa nelle filiali rischia di diventare un nuovo fattore di esclusione e a farne le spese sono le fasce più deboli della popolazione, in particolare gli anziani e coloro che non hanno dimestichezza con app, codici e assistenti virtuali, per i quali l’impiegato bancario di zona era un punto di riferimento fondamentale non solo per versamenti e pagamenti ma anche per ricevere un consiglio o una rassicurazione.”
Andrea Valentini, segretario generale della FISAC CGIL Forlì Cesena – evidenzia inoltre un forte paradosso del modello bancario – “Siamo consapevoli che la tecnologia spinge le modalità di lavoro in una direzione maggiormente automatizzata ma l’accelerazione che stiamo vivendo rischia di isolare già oggi pezzi di comunità. Agli anziani non si può chiedere fiducia quando si tratta di investire i risparmi di una vita, per poi lasciarli soli quando devono pagare una bolletta o ritirare i contanti. La fiducia si costruisce con la presenza.”
Il combinato di questo processo rinnova e aumenta i rischi già denunciati di pesanti ricadute sociali sul territorio: isola le fasce meno digitali della popolazione, espone maggiormente gli anziani ai rischi di errori e truffe, rischia di aprire spazi pericolosi all’economia sommersa e all’usura.
“Non c’è contrarietà all’evoluzione tecnologica” – affermano Montalti e Valentini – “ma la convinzione che la digitalizzazione debba essere uno strumento a supporto del cliente e del lavoro, attraverso una transizione che non lasci indietro nessuno. Per questo non può e non deve sostituire il rapporto umano.”







