Turismo, quando il politico è strabico

di Mario Pugliese

Il giornalista Mario Pugliese

Qualche decennio fa, quando in questo paese si ragionava ancora di turismo, al centro del dibattito politico c’erano la metropolitana della costa, i primi parchi acquatici, i centri termali di Levante, il porto turistico e il «mare d’inverno» con le sue strampalate strategie di destagionalizzazione. Progetti ambiziosi, a volte visionari o megalomani, ma che indicavano una chiara propensione a pensare «in grande». Una sorta di anticipazione dello «stay hungry, stay foolish» (siate affamati, siate folli) di Steve Jobs.

Oggi, negli anni della comunicazione globale, quando la politica locale si spreme le meningi, non si va oltre l’asticella della ruota panoramica in piazza Costa, come se fosse questa la priorità stringente del nostro turismo.

Ora, mentre la minoranza soffia sul braciere delle polemiche, interrogandosi se la ruota sarà un ornamento coreografico sopportabile o, per dirla alla Fantozzi, una «cagata pazzesca», ho il sospetto che anche la maggioranza si ostini ad ignorare le vere emergenze del nostro turismo. Che sono essenzialmente due.

Lo scrivo ad inizio aprile, quando i turisti ancora non ci ascoltano, con la sincera speranza di sbagliarmi: la vera minaccia per l’estate 2017, cari politici, non sarà la ruota panoramica, ma gli escherichia coli, il pestifero batterio fecale che inquina il nostro mare, soprattutto alle foci dei fiumi, e che già in passato ha provocato qualche gastroenterite pediatrica (mai, fortunatamente, reclamizzata).

Dopo che la scorsa estate l’ex sindaco di Riccione Renata Tosi è stata indagata per il mancato divieto di balneazione alla foce del fiume Marano, credo che i primi cittadini della costa, d’ora in poi, saranno meno attendisti nell’applicazione delle direttive Ausl, anche se il divieto di balneazione – nel cuore della stagione estiva – rappresenta l’atto minatorio più dannoso per l’immagine del nostro turismo. Nel caso accadesse, infatti, basterebbero un titolo a sei colonne sul Corsera o un servizio sui tigì nazionali per scatenare la psicosi.

I giornali locali, sul tema, hanno sempre mantenuto il low-profile perché chi lavora a Cesenatico, a dispetto dei sacrosanti doveri deontologici, non potrà mai inimicarsi bagnini e albergatori. E così quando il 14 giugno dello scorso anno, il commissario Sirico firmò l’ordinanza che, per ragioni sanitarie, vietava la balneazione su tre chilometri e mezzo di litorale, la notizia – relegata nel classico colonnino basso – passò quasi inosservata. Ciò nonostante, il rischio è tutt’altro che remoto e, visto che in inverno non si è fatto nulla, non ci restano che gli scongiuri più ruspanti.

La seconda emergenza riguarda le strade malridotte che, ad oggi, fanno felici solo le officine dei meccanici locali che, tra cerchi rotti e coppe dell’olio lesionate, ultimamente fanno affari d’oro. Per ragioni di decoro e soprattutto di sicurezza, il problema non è più prorogabile, anche perché l’ultima amministrazione, diciamo la verità, ha preferito abbellire le rotonde anziché tappare i crateri sull’asfalto. Eppure Cesenatico, nei suoi spot promozionali, continua ostinatamente a presentarsi come «la città della bicicletta» (un po’ come se Chernobyl si reclamizzasse per la salubrità dell’aria).

La vicina Gatteo Mare, tanto per indicare qualche soluzione, ha risolto il problema con la tassa di soggiorno, i cui proventi – in accordo con gli operatori turistici – sono stati interamente destinati all’arredo urbano. Alla fine, è bastato un triennio per assicurare alla frazione una rete stradale degna di un paese turistico.

Negli ultimi giorni, sul tema, mi ha incuriosito in particolare l’appello di Alessandro Spada, presidente della Fausto Coppi di Cesenatico, la società che organizza la Nove Colli. Un evento planetario che anche quest’anno, solo per le iscrizioni, incasserà quasi un milione di euro. Talmente tanti che viene spontaneo chiedere: oltre all’appello, nell’interesse di tutti (in primis della Granfondo) – visto che il fine ultimo della manifestazione, come recita lo statuto, non è certo il profitto – non sarebbe sensato destinare due soldi per rifare qualche strada?

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2 thoughts on “Turismo, quando il politico è strabico

  1. Un ottimo articolo; altre volte le voci si sono alzate al riguardo delle tesse motivazioni ma non sono state ascoltate (anche in sede di amministrazione). Per molte di queste probabilmente la piega politica ha fatto da freno sul concreto dei punti in questione.
    Molte sono le voci dei cittadini che non vengono presi in considerazione se non al momento del voto.
    Spero che le righe di Pugliese smuovano un poco le acque… anche se, dati i precedenti silenzi, sono più propenso a credere che l’ottusità politica amministrativa lascerà scivolare ancora una volta i problemi nell’oblio di fine stagione.

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