AAA associazioni di categoria cercasi

di Mario Pugliese

Non avremo avuto gli spot su Mediaset come «Mima on ice» e neppure i drappeggi bianchi di viale Ceccarini, ma Cesenatico a Natale non è stata poi tanto male. Merito, in primis, delle luminarie sul porto che hanno regalato un formidabile affresco coreografico.

Unico neo la «casina di Babbo Natale» in piazza Costa: a quel punto, lo dico col rituale aplomb, meglio lasciar perdere che proporre quel catafalco di plastica.

Ma se da anni il Natale a Cesenatico boccheggia, la colpa non può certo essere imputata ai negozianti del centro che, auto-tassandosi, hanno semplicemente provato a colmare le lacune dell’ente pubblico. Ingeneroso anche prendersela con Gozzoli che, con le scarse risorse a disposizione, ha dovuto giocarsi la carta del bando ai privati perché, alla fine – avrà pensato – meglio una tassa in meno che una luminaria in più.

E allora con chi ce la prendiamo? In città ci sono due associazioni – Confcommercio e Confesercenti – che, dopo essere state protagoniste della scena politica locale, da qualche anno sembra perseguano una nuova mission: la mimetizzazione.

Malgrado i proclami «copia & incolla» («Cambiare marcia per una nuova crescita» è uno slogan petulante che ci perseguita dalla prima Repubblica), le associazioni di categoria hanno ormai definitivamente perso aderenza con il tessuto cittadino, incapaci di garantire a questa città un contributo significativo di idee e, soprattutto, di risorse.

A parte Adac e Sib, che sgomitano nell’arco istituzionale e qualcosa ancora contano, Confesercenti e Confcommercio, malgrado qualche sporadico sussulto vitale – nella stanza dei bottoni – incidono ormai come le piume nel cemento.

Ai tempi di Paolo Lucchi, la Confesercenti a Cesenatico era una macchina da guerra gestita col rampantismo degli yuppie. Oggi, la sua ingerenza nelle questioni locali è quasi impercettibile perché ha perso il suo spirito corporativistico e le attività – al di là dei meri servizi contabili – faticano sempre più ad identificarsi sotto la sua sigla. Eppure è un’associazione che ancora riceve parecchio dal territorio, peccato non restituisca in egual misura.

Lo stesso dicasi per Confcommercio che, a Cesenatico, malgrado la chiusura seriale delle saracinesche, non è mai stata in grado in questi ultimi di anni di proporre una soluzione efficace o una strategia di facciata per dare una mano concreta alle attività commerciali della città. L’Iper diventa sempre più grande, i negozi chiudono uno dopo l’altro e Confcommercio che fa? Resta impassibile di fronte allo sfascio irreversibile del tessuto produttivo locale e, anziché riallinearsi ai suoi doveri statutari, disperde risorse preziose acquistando pagine autoreferenziali sui quotidiani locali.

Nella vicina Cervia, come noto, le categorie spendono tanto per il Natale e almeno 200mila euro per la squadra anti-abusivismo. Santa Claus è andato, ma l’estate è ormai alle porte e – con questi flussi migratori – il numero di extracomunitari, anche sulla nostra costa, è destinato inevitabilmente a crescere. E allora, a parte due buste paga e il conto dell’Iva, cosa intendono fare le categorie? Tornare a dare una mano concreta a questa città oppure le quote degli associati sono già state accantonate per nuove copertine?

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