Vaccini: per Chiara niente scuola

“Aiutami a dare voce a questo dolore”. Così la mamma della piccola Chiara (nome di fantasia che utilizzeremo per tutelare la privacy della bambina) urla tutta la sua disperazione chiedendo a grand voce di non voltare le spalle e tutte quelle mamme che, come lei, si sono viste “sottrarre un diritto solo perché stiamo cercando di proteggere i nostri figli”.
Chiara abita a Cesenatico, ha 5 anni e, fino allo scorso anno, era iscritta alla scuola dell’infanzia. A pochi giorni dall’inizio di questo anno scolastico la mamma si è vista recapitare una raccomandata firmata dal dirigente scolastico in cui le comunicava il formale decadimento dell’iscrizione della bambina. Dunque, lunedì prossimo, Chiara non potrà andare a scuola a riabbracciare i suoi compagni. Il motivo? La mancata presentazione della documentazione sulle vaccinazioni.
Ma andiamo con ordine. “Il mio compagno – spiega la mamma – è affetto da una malattia intestinale autoimmune che si è manifestata dopo la vaccinazione della polio con episodi di dissenteria che continuano tutt’ora. Mia figlia è nata con un problema simile: episodi di dissenteria che sono stati associati dalla pediatra prima a una possibile intolleranza al latte poi alla dentizione”. Un problema al quale nessuno è mai riuscito a dare una risposta efficace almeno fino a quando la piccola ha compiuto un anno e mezzo: “Sono stata accusata di essere una mamma ansiosa, ma forse i medici talvolta dovrebbero ascoltare anche gli istinti materni, perché mi ero accorta che qualcosa non andava e, purtroppo, avevo ragione”.
Così, grazie anche all’insistenza della madre, Chiara a poco meno di 2 anni viene sottoposta ad analisi specifiche che confermano le alterazioni ai valori immunitari intestinali. E’ l’inizio di una lunga serie di visite specialistiche che diagnosticano una presunta celiachia. “Presunta perché i valori sono positivi, ma il valore del sangue specifico è altalenante e non raggiunge il valore che la comunità scientifica ha fissato per diagnosticare la celiachia”.
Presunta celiachia: questa la diagnosi di un pediatra specialista che ha visitato la bambina. “In quell’occasione – ricorda la mamma di Chiara – le ha prescritto una dieta, sconsigliando i vaccini perché possono alterare le condizioni di salute, firmando quindi un differimento di 6 mesi”. A questo punto la palla è passata – come da prassi – al pediatra di comunità che a, sua volta, “firma il differimento di 6 mesi”.
Trascorsi i 6 mesi, Chiara – a 4 anni – viene sottoposta a nuovi esami, ma “nonostante i valori non fossero cambiati, lo specialista decide che la bambina può sottoporsi ai vaccini”. Insomma, dalla presunta celiachia si passa a una diagnosi di colon irritabile: “Come si fa – spiega oggi la mamma – a non prendere in considerazione le conseguenze che i vaccini potrebbero avere sulla salute di Chiara? Come posso io fidarmi dei medici che prima mi dicono che i valori della presunta celiachia possono essere alterati dai vaccini e poi, quando chiedo il differimento, mi rispondono che, in fondo, siamo tutti nelle mani del Signore?”.
E così in questo turbinio di pareri discordanti, di sensi di colpa di una madre che quotidianamente si chiede se stia facendo la cosa giusta per sua figlia, “non avendo risposte certe”, quest’estate sottopone Chiara a nuove visite specialistiche. “Tutti – spiega – le hanno prescritto cure e diete da seguire, vietandomi la somministrazione di farmaci. Infatti Chiara ad esempio non può assumere Tachipirina e altri medicinali perché, puntualmente, va in dissenteria per settimane”. Ma nonostante questi certificati il pediatra di comunità “si rifiuta di firmare il differimento per le vaccinazioni”. La mamma di Chiara decide così di cambiare pediatra che “dopo avermi prescritto nuove visite specialistiche, mi invia la lettera di ricusazione, decidendo quindi di non seguirmi più”.
Nuovo giro e nuovo pediatra per la piccola Chiara – il terzo per l’esattezza – ed anche quest’ultimo decide di non firmare alcun differimento. Intanto dall’Ausl, nonostante vi sia un iter aperto, non si fa sentire nessuno, ma arriva la lettera del Circolo Didattico con il decadimento dell’iscrizione di Chiara. Infatti – lo ricordiamo – per frequentare la scuola dell’infanzia (3-6 anni) e quindi non una scuola dell’obbligo, il genitore per l’iscrizione deve presentare o un differimento o un esonero oppure il certificato vaccinale, documenti che dovevano essere presentati entro lo scorso 10 luglio. La mamma di Chiara, non avendo presentato questa documentazione perché, di fatto, impossibilitata per uno o l’altro documento si è ritrovata con il decadimento dell’iscrizione scolastica della figlia.
E a questo punto cosa fare? “Sto cercando di non isolare mia figlia come invece stanno facendo le istituzioni. Non sono una no vax che ha deciso di non vaccinare la propria figlia per moda, sono una delle tante mamme di Cesenatico che, per salvaguardare la salute di mia figlia, sono costretta a cercare un’alternativa che possa sopperire alla mancanza di un anno scolastico. Tutto per colpa di una guerra politica che non mi interessa ma che, alla fine, si ritorce solo sul benessere dei bambini. Un’alternativa che a Cesenatico non esiste perché l’amministrazione comunale non si è preoccupata di questa eventualità. Inoltre, quando abbiamo chiesto al Comune spazi per centri ricreativi o laboratori per i nostri figli non vaccinati, ci hanno risposto che non ci sono spazi”.
E se da un punto di vista umano “è difficile decidere per la vita di mia figlia perché non conosco la verità assoluta, i medici su questo tema si dividono e ho tanta paura che vaccinandola possa accaderle qualcosa visto che nessuno si assume la responsabilità su eventuali danni provocati dai vaccini”, c’è anche un aspetto pedagogico: “Con questa legge si va contro la Costituzione Italiana che all’articolo 34 parla di una scuola aperta a tutti. E’ sbagliato punire genitori che hanno idee diverse impedendo ai loro figli di andare a scuola. Il problema sono gli immunodepressi? Ma questi ultimi non potrebbero nemmeno stare vicini a bambini appena vaccinati, ma soprattutto la vita degli immunodepressi vale di più dei danneggiati da vaccino?”.
Ma la mamma di Chiara, nonostante la paura e la condizione di salute di sua figlia, non ha mai pensato di vaccinare la piccola? “In realtà ho chiesto se potevo iniziare, sottoponendo mia figlia a vaccini singoli, ma la risposta è stata negativa. O nove vaccini tutti insieme, sei in braccio e tre nell’altro, o niente. Credo che anche la procedura vaccinale sia sbagliata perché non permette al corpo di recuperare le forze, da qui la mia richiesta di vaccini singoli. Siamo esseri unici e credo che prima di sottoporre bambini a nove vaccini in un’unica volta sia più opportuno predisporre prima uno screening personale poi passare alle vaccinazioni”.
E per Chiara ci auguriamo arrivi il “vento del Nord” – come lei e solo i bambini in un enigma quasi surreale spiega e insegna alla sua mamma – un vento che possa portare via “le ferite e il dolore”.
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