titti“Capita di sentirsi dire: “ma è solo una piadina…”. Anche sì, ma anche no, dipende da come la si fa. Mi chiedo: perché anche chi fa piadina non può avere un’etica e lavorare con prodotti di un certo tipo di qualità?”.

Parola di Marco Briganti della “Piadina dalla Titti” che dal 1999 dispensa gusto tipico in città insieme a Tiziana, meglio conosciuta come Titti. Da qualche settimana può fregiarsi di un riconoscimento: la sua piadina ha ottenuto l’Igp (indicazione Geografica Protetta). E nonostante la Romagna sia famosa per questo prodotto, da quanto trapelato dagli uffici preposti, sono circa otto gli artigiani che l’hanno ottenuto.

“Abbiamo deciso – spiega Marco – di acquisire il marchio Igp per valorizzare il nostro prodotto in quanto parte vera del territorio sperando che il pubblico possa riconoscere la differenza tra un prodotto fatto a mano e uno industriale”.

La data sul certificato è di fine dicembre 2015 e è in mostra nel locale di via Mazzini 14 come un trofeo. Dal momento della richiesta ci sono voluti sette mesi per ottenerlo. La piadina della Titti ha superato gli esami di conformità del prodotto rispettando gli standard disciplinari richiesti.

Piadina con l’Igp e a km zero visto che tra i prodotti utilizzati dietro quel bancone ci sono in primis la farina dal Molino Ronci di Pontemessa e il sale di Cervia.
In anni di attività non sono mancate le richieste improbabili di chi, ad esempio, ha provato a ordinare: piadina con prosciutto crudo, squacquerone e tonno o piadina con salsiccia, mozzarellae bresaola.

“Il prodotto è già buono – conclude Marco – e credo sia inutile mischiarlo con combinazioni improbabili perché rischia di rendere antipatico proprio il gusto della piadina. Perché andarlo a confondere? Le piadine sono tutte buone, noi cerchiamo di fare il nostro lavoro al meglio seguendo la filosofia di lavoro che abbiamo scelto”.

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Alessandro Mazza

Alessandro Mazza

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