
Dopo tre anni di standing ovation, anche lo spettacolo “Musical is my dream” entra ad honorem nella biografia dei successi di questa compagnia teatrale nata quasi per caso ma capace, con la forza virale del passaparola, di riempire per sei serate un teatro comunale.
Uno spettacolo che, partito sotto gli ombrellini di “Singin’ in the rain”, ha regalato un crescendo tambureggiante di emozioni, fino ad arrivare all’essenza nucleare del musical – l’eterno “Grease” – sotto la regia di Alessandra Minghetti.

Alla fine applausi convinti per tutti, anche se – tra le pieghe di un copione sempre incalzante – qualche sottolineatura è doverosa. In particolare, spassosissimo “Bu bu settete”, lo spaventapasseri del Mago di Oz che Medea, per mimica e vocalità, ha avuto il coraggio d’interpretare nella maniera più fedele (e per questo più bella), diventando il beniamino della platea. Impeccabile anche l’Uomo di Latta a cui Maeba, con l’abituale dolcezza, ha subito trapiantato un cuore.

E, a proposito di conferme, da cerchiare in rosso il personaggio di Miss Agatha Hannigan, sclerotica tenutaria dell’orfanotrofio di “Annie”, a cui Francesca – in simbiosi col ruolo – ha dato spessore e un rivolo di inquietante realismo. Irresistibile nella postura, nel ritmo e nell’accento toscano, è piaciuto moltissimo anche Giamburrasca (Gianni) così come il John Belushi dei Blues Brothers (il “clone” Giovanni).

Bellissima la coreografia felina di “Cats”, con l’onda di gatti neri che avanza come un blob dalla platea, splendido “Hair” con il suo profluvio sgargiante di colori hippy e, come sempre, da pelle d’oca l’omaggio gospel di “Sister Act”.
IL DIETRO LE QUINTE.











