A cura di Alice Gasperoni

La storia di Oliana è una di quelle storie di cui andare fieri. Una di quelle storie che merita di essere conosciuta, ascoltata, raccontata ancora e ancora, da chi è di “Ziznatic” e non solo. Una storia che vado a raccontarvi.

Davanti ad un caffè, Silvia scava nella memoria per descrivermi sua nonna: “Passava le sue giornate, svegliandosi presto, aspettava il nonno pescatore che tornasse dal lavoro per poi partire… iniziava il suo allenamento, che invece era un lavoro, un lavoro molto duro. Partiva da casa presto presto, con la sua bici, sulla bici ben salde due ceste di pesce da vendere o scambiare e partiva. Cesenatico Ravenna andata e ritorno, con le ceste sempre piene. Eh sì, credo proprio che ad un certo punto qualcuno su quella bici ha ben pensato di vederci un’atleta”.

La curidora in una foto di famiglia

E così Oliana, da pescivendola inizia ad allenarsi da ciclista professionista: in poco tempo, diventa talmente brava da partecipare al Giro d’Italia del 1948. Parte sotto gli occhi del figlio Fernando, papà di Silvia. Oliana sicuramente non si aspettava al suo esordio di vincere la prima tappa ma così fu. Ma non ci fu lieto fine: “alla seconda tappa la nonna cadde e quell’incidente le interruppe la carriera da professionista”. Una carriera troppo breve…”Potete immaginarvi? – Aggiunge Silvia – fare avanti e indietro, per le strade, solo lei il pesce e la bici. Sembra quasi una favola, una favola incredibile, vicina al cuore di chi, come me, a Cesenatico, è cresciuto sul sellino di una due ruote a pedali”.

Fernando avrà già raccontato tante volte della sua mamma “curidora” ma ha risposto lo stesso alle mie domane, su un foglio, dettato a sua moglie, che Silvia mi ha consegnato per iniziare a leggermelo: “Il mondo del ciclismo femminile, ai tempi, non era così affermato, l’autorità degli uomini non lasciava molta libertà di decisione alle donne, anche se mio padre ha concesso a mia madre di poter correre. Ad oggi non so se questa generazione sia in grado di avere la stessa grinta e positività che aveva mia mamma, ha fatto rinunce e sacrifici importanti, ci vuole coraggio a volte…”. (E qui ne vedremo una bella prossimamente)

“Mia madre – continua – mi ha insegnato ad affrontare i momenti difficili con accettazione e positività, per poter così rispettare la vita e le persone che di essa ne fanno parte”. Parole dolci, molto sincere e dense di significato e valori.
“Mia nonna fino alla fine è rimasta forte, grintosa, con il sorriso. Me la ricordo così, non mollava mai” mi dice Silvia. “Che bella storia”, mi dico io. E pensare che la stessa passione per la bicicletta l’ha trasmessa alla nipote. Proprio a Silvia; però questa è un’altra storia e ve la racconto la prossima volta!

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Alessandro Mazza

Alessandro Mazza

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