Una data ufficiale ancora non c’è, ma il progetto, con i relativi rendering, è già a buon punto. C’è chi dice estate 2020, chi azzarda anche prima. Ma la notizia che conta, quella che i nostalgici attendevano da tempo è che, dopo tanti anni, il leggendario Peccato Veniale riaprirà.
Questa è, infatti, la volontà di Franco Manuzzi, proprietario dell’hotel Internazionale che, come noto, sorge proprio sullo storico locale creato da Giorgio Ghezzi, battezzato da Dario Fo (che gli diede il nome) e tramandato ai posteri da Tinin Mantegazza, che ne disegnò l’iconografica insegna del serpentone intento ad addentare la mela.

Tempio del jazz, da sempre meta estiva dei “vitelloni” di Romagna, locale-cult dei tempi d’oro della riviera romagnola, il “Peccato Veniale“, al pari de “La Nuit”, è legato a doppio filo all’immaginario adolescenziale di tanti cesenaticensi che, sotto quel serpentone, hanno vissuto le storie più belle della propria giovinezza.
Manuzzi, in realtà, stava pensando alla riapertura già qualche anno fa, poi l’alluvione del 2015, che allagò completamente lo scantinato, impose il rinvio del progetto. Che oggi, però, sembra riprendere quota in maniera convinta, tanto che filtra già qualche prima indiscrezione. Sarà, in primis, un locale avvinto alle sue origini e dunque consacrato alla musica dal vivo. Un contenitore che, in questo momento, manca del tutto a Cesenatico.
Il format ricalcherà, grosso modo, quello degli anni d’oro, impreziositi dalla presenza di autentiche star della musica internazionale come Edoardo Vianello, Walter Chiari, i Gatti di vicolo Miracoli, Franco Cerri e Renato Sellani, il direttore d’orchestra di Mina quando era in Rai (il suo pianoforte si trova ancora nella hall dell’hotel).
Negli anni Sessanta, il “Peccato Veniale“, in una Cesenatico dominata dai juke-box, era un vero e proprio night-club, ma a mezzanotte il “piatto forte” del locale non era uno strip-tease, ma una mezz’ora di jazz puro: pianoforte, batteria, spesso contrabbasso e sax.

Al “Peccato Veniale” c’era sempre un grande pubblico ad ascoltare Gil Cuppini e i suoi favolosi logaritmi alla batteria, Gianni Basso che si dimenava come un serpente a sonagli con il suo sax, Romano Mussolini curvo e irruento sulla tastiera. E poi Paolo Salonia, Franco Tonati, Loffredo e Sellani. Ora, dopo tanti anni di oblìo, il locale riaccenderà le sue luci. Basse e discrete come abat-jour, ma pronte a illuminare nuovamente un pezzo di storia gloriosa di Cesenatico.
