CNA Forlì-Cesena presenta all’amministrazione comunale le osservazioni sul PUG (strumento di disciplina urbanistica) che il Comune di Cesenatico sta predisponendo.

Capisaldi.

In questa fase preliminare CNA ha articolato alcune proposte basate su quattro capisaldi:

1. Agevolare i processi di “rigenerazione urbana”, cioè rendere più agevoli dal punto di vista economico e burocratico le ristrutturazioni degli edifici esistenti

2. Costruire una città accogliente e moderna dal punto di vista turistico, in grado di far convivere i servizi e il rispetto del tessuto urbano

3. Salvaguardare oltre al turismo, l’artigianato, la produzione, la cantieristica, che rappresentano perni fondamentali del tessuto produttivo

4. Pianificare una rete di servizi, viabilità e sosta in considerazione dello sviluppo armonico della città, nel rispetto delle esigenze di imprese e cittadini.

“In sostanza – spiega Marco Lucchi, responsabile Area territoriale – chiediamo di avere una visione di una Cesenatico del futuro moderna e nel rispetto delle caratteristiche positive che la contraddistinguono”.

Aree.

Aree artigianali e produttive. Oltre all’area portuale a cui dedicheremo attenzione specifica, attualmente Cesenatico presenta cinque aree artigianali (Sala, Villamarina, San Pellegrino, Madonnina, Bagnarola), più “sature” di quanto non avvenga nei territori limitrofi. Tre di queste risultano difficilmente espandibili, per lo sviluppo che ha avuto la città in seguito al loro insediamento. Nonostante questo, le imprese qui ubicate vanno tutelate attraverso l’attenzione ai servizi e alle infrastrutture che vanno salvaguardate, manutenute e potenziate. In un’azione di prospettiva è però necessario prevedere un’area di espansione, che consenta nuovi insediamenti. Le aree che ci sembrano adeguate in questo senso sono la San Pellegrino e Bagnarola per la quale vanno resi agevoli nuovi insediamenti e va previsto un potenziamento della rete viaria esistente.

La filiera della nautica. La cantieristica navale rappresenta un’eccellenza di Cesenatico. Qui esiste una filiera pressoché integra. In passato si era immaginato di “spostare” l’area produttiva in altro contesto. Operazione che riteniamo ormai anacronistica, non fosse altro per i prossimi interventi di rifacimento della darsena. Affinché questa filiera possa continuare ad operare è necessario prevedere interventi sulla viabilità, che consentano l’entrata e l’uscita agevole delle barche dai cantieri. Inoltre, prevedere la possibilità di spostamento di alcune delle imprese che compongono la filiera in questa zona, efficienterebbe la produzione.

Ponente e le colonie. L’area di Ponente sta “godendo” negli ultimi anni di un rilancio turistico, che pare trainato da nuove esigenze dell’utenza: un contesto che pur godendo di servizi, possa fornire un ambiente più naturale. Qui la vera sfida è programmare insediamenti che possano rispondere a queste caratteristiche, bypassando le ipotesi di urbanizzazione fatte precedentemente. La “sostituzione” delle colonie dovrà avvenire con strutture in armonia con l’ambiente circostante, con un approccio che si avvicini ai principi delle strutture “sostenibili”, pur cercando condizioni percorribili con i privati, affinché gli interventi siano effettivamente realizzabili. Inoltre, lo sviluppo turistico di quest’area si scontra con la forte mancanza di disponibilità di parcheggi. In questo caso crediamo che sia necessario prevedere aree di parcheggio a ridosso dell’asse ferroviario, con percorsi pedonali e navette per il raggiungimento dell’area turistica. Sin da subito, in quest’area è comunque necessario porre attenzione alla viabilità. A titolo di esempio, prevedere alcune rotonde che aiutino ad incanalare in traffico nei momenti di maggior criticità risulterebbero utili (incrocio via Mazzini e via Magellano). Questa zona, come già in parte avvenuto, potrebbe anche essere quella vocata al turismo camperistico.

Valverde e Villamarina. Questa zona, vocata a un turismo balneare più “tradizionale”, ha vissuto negli anni uno sviluppo soprattutto residenziale molto importante, financo a diventare invasivo. Inoltre, molti degli edifici presenti mostrano la necessità di interventi di rigenerazione importanti, soprattutto là dove molti degli appartamenti dei complessi sono destinati a residenzialità turistica. Per finire la viabilità rischia di non essere adeguata, soprattutto nel periodo estivo. In quest’area gli interventi residenziali e alberghieri espansivi vanno contenuti se non annullati, vanno invece indotti e fortemente incentivati interventi di rigenerazione urbana e di riqualificazione.

Il centro storico “allargato”. Il centro storico, soprattutto nell’asse a ridosso del canale, è divenuto, anche per le politiche messe in atto dall’amministrazione, il simbolo identificativo di Cesenatico, quasi a integrazione e completamento delle opportunità messe a disposizione dal turismo balneare. Riteniamo che l’area identificata per il “passeggio” e alla visita turistica sia, però, piuttosto ridotta perché riconducibile solo a corso Garibaldi, parte di via Baldini, via Fiorentini e in modo ridotto via Marino Moretti. A nostro avviso esistono le condizioni per intervenire fortemente sulla riqualificazione viaria e l’arredo urbano per allargare la “percezione” di centro storico in tutta l’area compresa tra il canale e viale Roma e via Da Vinci. Ciò consentirebbe una risposta turistica più efficace e anche la riqualificazione commerciale di quest’area. Non va sottovalutata la possibilità di valorizzare anche l’area “borgo marinaro” a ridosso del canale sul lato di Ponente. Nel contesto del centro storico vanno poste le condizioni per favorire l’inserimento di imprese artigianali di servizio, per altro in armonia con l’immagine di “borgo” che caratterizza quest’area della città.

Viabilità. La posizione di Cesenatico la rende storicamente difficilmente raggiungibile attraverso la rete autostradale e ferroviaria. Si tratta di un problema cronico non di poco conto per un territorio che vive di turismo, ma che ha necessariamente anche ripercussioni per i residenti e per le attività produttive. A questo va aggiunto il futuro assetto del servizio sanitario, che prevede una nuova ubicazione dell’ospedale del cesenate. I due elementi a breve rischiano di rendere ancor più complesso raggiungere la città da ovest, soprattutto durante la stagione turistica. Questa situazione divine ancor più evidente se si considera che produce una sorta di cesura tra la città a valle della ferrovia e quella a monte. Per questo va pianificato un intervento di viabilità importante tra via Cervese e via Cesenatico. In sostanza, un terzo asse di collegamento che consenta anche di raggiungere l’area destinata ad ospitare il nuovo ospedale del cesenate. Il previsto potenziamento di via Cesenatico, risolverebbe solo parzialmente il problema. Di fatto, sottolineiamo che la situazione di accesso viario va risolta tempestivamente, perché non più sostenibile. Sull’altro asse, prevedere un passante Levante-Ponente pare importante per evitare la percezione attuale di due città separate.

Il verde pubblico. Cesenatico presenta due parchi importanti a Ponente e Levante, che potrebbero caratterizzare ulteriormente la città come luogo turistico “verde”, soprattutto collegandoli tra loro e con le aree dell’arenile, attraverso specifici percorsi ciclopedonali. Questo consentirebbe di dare nuova vita all’area archeologica della rocca.

Norme e procedure.

Crediamo di non semplificare troppo se affermiamo che la normativa regionale indirizzi le scelte verso una riorganizzazione dei territori che si concentra su due capisaldi: riduzione del consumo di suolo (impermeabilizzazione), recupero del patrimonio edilizio esistente, riservando ad accordi specifici gli interventi edilizi nuovi che possano essere considerati strategici per la collettività. Come CNA promuoviamo la rigenerazione urbana come filosofia fin dall’anno 2013, non a caso nel corso del 2014 abbiamo invitato le amministrazioni comunali a firmare un protocollo che agevolasse i processi di rigenerazione.

Ora come allora, riteniamo che i processi debbano essere accompagnati attraverso percorsi di incentivazione, in cui il credito d’imposta nazionale è solo una delle componenti. A questa andrebbe affiancati specifici strumenti normativi.

Costo di costruzione: l’input regionale è di ridurre l’importo del 35%, ma nulla vieta per gli interventi di rigenerazione, di andare a quote più alte. In territori limitrofi si sono raggiunte anche quote del 65%, ma potrebbe essere anche superiore.

Pratiche: le pratiche di manutenzione straordinaria, riconducibili a percorsi di rigenerazione urbana dovrebbero avere percorsi preferenziali, che le pongano davanti agli altri interventi.

Occupazione del suolo pubblico: con costi azzerati se necessaria per interventi di rigenerazione urbana.

Incentivi volumetrici: abbattere ogni vincolo per gli interventi di rigenerazione, fatte salve le distanze dai confini.

Sismica e rigenerazione urbana: la tendenza attuale, anche da parte di questa amministrazione, è porre gli interventi di rigenerazione come “secondari” o vincolati, rispetto ad interventi sull’adeguamento sismico degli edifici. Concordiamo che questi ultimi siano comunque importanti per valorizzare il patrimonio edilizio, ma possono risultare estremamente onerosi ed invasivi. Di conseguenza non sempre possibili. Pertanto gli interventi di rigenerazione urbana, vanno considerati meritevoli anche quando riguardano, ad esempio, l’insieme di operazioni utili all’efficientamento energetico dell’indirizzo, indipendentemente dagli interventi sulla sismica.

Accordi operativi: se i nuovi insediamenti, ma anche le espansioni produttive, sono ricondotti a specifici accordi operativi, questi ultimi non devono diventare irraggiungibili, soprattutto se riguardano lo sviluppo produttivo di un’impresa. Pertanto a fronte di interventi motivati – aumento della produzione, nuove linee produttive, ammodernamento di una impresa – gli accordi devono poter essere conclusi in 3-4 mesi dalla data di protocollo della pratica.

Sostituzione fabbricati rurali: in armonia con il principio della rigenerazione del tessuto urbano, riteniamo utile prevedere la possibilità di sostituire le volumetrie in area rurale, con volumetrie in area urbanizzata o, là dove non possibile, consentire il frazionamento di grandi edifici in area rurale, purché a seguito di interventi di recupero.

Ridurre il regime di salvaguardia: chiediamo di pianificare il nuovo assetto normativo in modo puntuale, a fine di ridurre al minimo il periodo di regime di salvaguardia.

 
 
 
 
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Anna Budini

Anna Budini

Anna Budini scopre il mondo del giornalismo nel 2004 nella redazione de La Voce di Romagna. Ha poi l'occasione di passare ai settimanali nazionali, inizia così a scrivere per Visto, ma nonostante la firma sul nazionale, scopre che la sua grande passione è la cronaca locale. Dal 2016 ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera di Bologna.

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