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“Non è mia abitudine scrivere o sfogarmi su facebook, ma i fatti degli ultimi giorni mi hanno lasciato l’amaro in bocca”.

Comincia così il lungo sfogo-social di Manuel Belletti, il professionista di Sant’Angelo di Gatteo che oggi corre sotto le insegne dell’Androni Giocattoli Sidermec.

Belletti, in questi giorni di clausura forzata, come tanti professionisti del pedale, sta continuando ad allenarsi. Ma, benché le norme glielo consentano, le sue uscite in bicicletta sono diventate un vero incubo: “Mi rivolgo alle persone che in auto, in questi ultimi giorni, oggi in particolare, quando mi incrociano mentre mi sto allenando con la mia bicicletta, mi urlano, mi insultano e mi fanno gestacci, come se stessi violando la legge”.

“Lo so che è difficile da capire o da comprendere – spiega Belletti nel suo post – ma io oggi, come gli altri giorni, stavo semplicemente lavorando. Non stavo cazzeggiando o facendo una passeggiata in barba al decreto, ma semplicemente, in quanto ciclista professionista, stavo allenandomi”.

“Mi rivolgo – prosegue – alle persone in giro per la strada (alcune anche del mio paese) che vanno a passeggio in gruppi da 3/4, che portano a spasso il cane, che quando mi vedono arrivare mi indicano dicendo “e ‘sti coglioni continuano a fare quello che gli pare”. Voi, che è la quarantesima volta che portate fuori il cane, cosa state facendo? Io, lo ripeto, sto lavorando”.

“E mi rivolgo, ultimi ma non ultimi, a tutti i ciclisti appassionati, amatori, cicloamatori (per fortuna pochi) che in questi giorni hanno più volte criticato noi ciclisti professionisti intimandoci di dare il buon esempio e quindi di starcene a casa. Ora vi spiego la situazione: se io esco in bici in questi giorni non lo faccio certo per passione. Lo faccio perché i nostri datori di lavori ci pagano per allenarci. Con o senza le gare in programma. E, potendolo fare (lo dice il decreto), perché non dovrei farlo? Non posso permettermi di dire al mio team e al mio manager: scusa, ma io sto a casa. Non funziona così, anche se mi piacerebbe stare sul divano a guardare Netflix senza rischiare”.

“In questi ultimi 3 giorni – conclude – mi hanno fermato 6 volte ai posti di blocco, fra polizia e carabinieri. Sapete tutte le volte cosa mi hanno detto? (dopo che ero lì da 2 minuti di orologio e gli avevo dato tutte le certificazioni del caso, tesserino dell’unione ciclistica italiana professionisti, carta identità, attestato del team e del dottore, ecc…) ‘Buona giornata, buon allenamento e mi raccomando continui ad allenarsi in solitaria’. Questo per dirvi che il lavoro di giudicare, controllare e, nel caso, sanzionare, non spetta a voi ma alle forze dell’ordine. Che tra l’altro lo stanno facendo molto bene”.

 

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